

CELLENO – Fate un passo indietro. Dimenticate per un attimo la burocrazia, i bilanci, la politica dei palazzi. Venerdì 29 maggio, alle nove di sera, a Celleno succede qualcosa che nel Duemilaventisei non dovrebbe semplicemente esistere. Qualcosa di antico, quasi primordiale, eppure clamorosamente contemporaneo. Nasce una devozione popolare. Ufficialmente. Con tanto di processione, edicole votive e un dipinto che si candida a diventare un pezzo di storia sacra.
Non capita spesso. Anzi, non capita quasi mai. Nel panorama culturale e religioso di oggi, la nascita di un nuovo culto mariano è un evento più unico che raro. Ma Celleno, si sa, è un borgo abituato a stupire. L’appuntamento è alla chiesa di San Donato, nel paese nuovo. Da lì partirà una processione serale che taglierà le strade del borgo, muovendosi tra le edicole mariane storiche. Al centro di tutto c’è un’immagine che toglie il fiato per dolcezza e tenerezza: la Madonna delle Ciliegie.
Dietro questa operazione c’è una storia bellissima che mette insieme l’alto e il basso, l’effimero e l’eterno. Il soggetto iconografico è plurisecolare: affonda le radici nei Vangeli apocrifi, ha fatto innamorare Tiziano e Federico Barocci, e oggi rinasce sotto una luce totalmente nuova.
Il dipinto che verrà venerato nella cappella di San Donato porta la firma di Mariangela Cappa. Chi bazzica il mondo dell’arte sa benissimo chi è: una madonnara di fama internazionale, capace di vincere per ben tre volte lo storico Incontro Nazionale di Curtatone. La Cappa ha fatto un miracolo laico: ha preso i gessetti colorati – lo strumento per eccellenza dell’arte di strada, quella destinata a svanire con la prima pioggia sul sagrato – e li ha impressi su una tavola di legno, rendendoli permanenti. Destinati a un altare. Un unicum nell’arte sacra contemporanea che merita un viaggio anche solo per essere guardato.
C’è poi una storia geopolitica, se così si può dire, che profuma di terra e di radici. L’opera è un dono giubilare arrivato dal Comune di Ceresara, nel mantovano, gemellato con Celleno nel nome di un’unica, grande passione: la coltura della ciliegia. Un ponte rosso fuoco che unisce il Nord e il Sud d’Italia attraverso i frutti della terra e la fede. E se dici ciliegia, a Celleno, dici inevitabilmente Saverio Senni.
Il professore dell’Università della Tuscia, ormai una figura cult anche dal punto di vista televisivo, è il valore aggiunto di questa faccenda. Parliamo del “ciliegiologo” per antonomasia, l’uomo che durante il Covid faceva lezione in diretta Facebook arrampicato sopra un albero di ciliegie. È lo stesso Senni che ha importato dagli Stati Uniti il Campionato dello sputo del nocciolo, inventandosi uno “sputodromo” locale che ha incoronato il primo campione europeo della specialità (con un record fantascientifico di oltre 28 metri). Sarà lì, insieme all’artista, al sindaco Luca Beraldo e al parroco Don Giusto Neri, pronto a spiegare perché quella di venerdì non è solo una processione, ma un fatto culturale enorme.
L’evento ha tutti gli ingredienti per essere un set perfetto: la notte, le luci delle candele, la pietra di un borgo suggestivo e la chiusura del mese mariano. Chi pensa che la Tuscia abbia già raccontato tutto farebbe bene a farsi un giro da queste parti venerdì sera. Perché mentre il mondo corre appresso agli algoritmi, a Celleno ci si ritrova attorno a una tavola di legno, a dei gessetti e a una manciata di ciliegie. Ed è bellissimo così.


















