
Su La Fune abbiamo scelto di lanciare un messaggio forte, in omaggio a Giovanni Falcone.
Le notizie che usciranno in queste ore sul giornale che ho la fortuna di dirigere saranno tutte segnate da questa immagine che abbiamo realizzato appositamente.
Ero un bambino delle elementari il giorno della strage di Capaci. Non avevo capacità di capire davvero cosa fosse accaduto quel giorno. Ricordo mio padre davanti al telegiornale che scuoteva la testa. Mia madre con gli occhi lucidi.
Ricordo la mia maestra delle elementari che ci portó nella sala della mensa per seguire in diretta i funerali di quegli uomini straordinari che avevano dato la vita per la legalità, la giustizia e lo Stato.
Nei giorni di Capaci ricevetti l’insegnamento di cosa è lo Stato, la casa di tutti. Un qualcosa di centrale e fondamentale nella vita di ognuno di noi. Per cui impegnarsi e battersi.
Non dimentichiamo MAI.
Qualche anno fa, in un inizio estate caldo sono volato a Palermo. Ho percorso quella strada che da Punta Raisi arriva al capoluogo, sono andato nel luogo dell’esplosione. I giorni vissuti là tra Mondello, Palermo e l’Addaura li ho vissuti con la mente e con il cuore a Giovanni Falcone.
Falcone e Palo Borsellino hanno segnato un’intera generazione, quella dei trentenni e quarantenni di oggi. Sono forse le uniche icone che questi anni scivolosi, nei quali siamo cresciuti, ci hanno donato. Così quel tritolo maledetto in realtà non ha stroncato ma reso più forte lo spirito e la consapevolezza che la mafia e l’illegalità in genere sono la “malerba” da combattere.


















