Caro Giovanni Falcone, non dimentichiamo MAI
falcone
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Falcone e Palo Borsellino hanno segnato un'intera generazione, la mia. Sono forse le uniche icone che questi anni scivolosi nei quali siamo cresciuti ci hanno donato. 

Su La Fune abbiamo scelto di lanciare un messaggio forte, in omaggio a Giovanni Falcone.

Le notizie che usciranno in queste ore sul giornale che ho la fortuna di dirigere saranno tutte segnate da questa immagine che abbiamo realizzato appositamente.

Ero un bambino delle elementari il giorno della strage di Capaci. Non avevo capacità di capire davvero cosa fosse accaduto quel giorno. Ricordo mio padre davanti al telegiornale che scuoteva la testa. Mia madre con gli occhi lucidi.

Ricordo la mia maestra delle elementari che ci portó nella sala della mensa per seguire in diretta i funerali di quegli uomini straordinari che avevano dato la vita per la legalità, la giustizia e lo Stato.

Nei giorni di Capaci ricevetti l’insegnamento di cosa è lo Stato, la casa di tutti. Un qualcosa di centrale e fondamentale nella vita di ognuno di noi. Per cui impegnarsi e battersi.

Non dimentichiamo MAI.

Qualche anno fa, in un inizio estate caldo sono volato a Palermo. Ho percorso quella strada che da Punta Raisi arriva al capoluogo, sono andato nel luogo dell’esplosione. I giorni vissuti là tra Mondello, Palermo e l’Addaura li ho vissuti con la mente e con il cuore a Giovanni Falcone.

Falcone e Palo Borsellino hanno segnato un’intera generazione, quella dei trentenni e quarantenni di oggi. Sono forse le uniche icone che questi anni scivolosi, nei quali siamo cresciuti, ci hanno donato. Così quel tritolo maledetto in realtà non ha stroncato ma reso più forte lo spirito e la consapevolezza che la mafia e l’illegalità in genere sono la “malerba” da combattere.

Gli Stati Generali La Fune
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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