
VITERBO – Carnevale Viterbese, dopo dieci anni dalla rinascita c’è chi si sta facendo domande per aprire un ragionamento sulla crescita. Domande che iniziano a risuonare anche nelle “stanze dei bottoni”. Per cosa Viterbo è oggi capoluogo? Quale evento, o manifestazione o attrazione lo rende centrale? A Palazzo dei Priori vorrebbero dare più di una risposta, oltre al 3 settembre ovviamente, e “Carnevale” è una di quelle gettonate.
Si inizia a parlare insomma di un salto per il Carnevale Viterbese. E allora è giusto chiedersi: cosa significa “un salto”? E alla fine si torna sempre lì a fare la conta dei soldi. Che non è vero che non ci sono, basta capire dove spostarli, dove tagliarli, dove andarli a trovare. Che poi alla fine il buon governo sarebbe questo: buone idee e capacità di reperire le risorse. Qualcuno in questa giunta lo sta facendo. Qualcuno sì.
Allora, tanto per chiarire di cosa si sta parlando, siamo andati a vedere il “top di gamma”: il Carnevale di Viareggio. Un evento imponente, con costi di realizzazione elevati e un forte impatto economico. I carri allegorici di prima categoria possono costare oltre 100.000-140.000 euro ciascuno per la costruzione, mentre l’intera manifestazione genera un incasso dai biglietti che ha superato i 4,7 milioni di euro nel 2025.
Dell’edizione 2026 possiamo dire che il carro di Prima Categoria ‘In bocca al lupo’, firmato da Luca Bertozzi e ispirato a Cappuccetto Rosso, è costato oltre 140mila euro. ‘Gran Casino. Rien ne va plus’ che ha rappresentato il mondo come una roulette impazzita, con il Diavolo croupier che distribuisce caos e scommesse sulla guerra, ha pesato per 100mila euro.
Il carro viareggino ‘Nemmeno con un fiore’ ha lanciato un messaggio forte contro la violenza sulle donne e un appello al rispetto. Tutto per la “modica cifra” di 130mila euro. ‘The Last Hop(e) – Il cambiamento climatico è una bufala’ ha invece proposto un richiamo ecologico-artistico, costato 142mila euro, mentre ‘La gallina dalle uova d’oro’, critica alla politica e alla finanza globale, ha richiesto il lavoro di cinque collaboratori e 140mila euro di budget.
Un altro grande Carnevale vive in Puglia, in provincia di Bari, a Putignano. Anche qui realizzarlo richiede un investimento organizzativo considerevole, con costi di produzione che spesso superano i 500.000 euro annui per il Comune, sostenuti da contributi pubblici (circa 300.000 euro dal Comune e fondi regionali/ministeriali) e bigliettazione.
Tanto nel caso di Viareggio come in quello di Putignano parliamo di “joint venture” Ministero-Regione-Comune. Parliamo di cifre importanti ma parliamo anche di volano per l’indotto turistico. Quindi ritorno in termini di lavoro importante. Senza considerare che la realizzazione del Carnevale è anche un’azione potente sul piano sociale e della comunità. L’evento infatti potrebbe essere interessato anche da un’azione sociale attraverso laboratori condivisi per la realizzazione dei costumi necessari alle mascherate.
Finora il Carnevale Viterbese è in sostanza stato una sorta di regalo che un privato cittadino che si chiama Lucio Matteucci, con le sue capacità e spesso anche con le proprie risorse, ha reso possibile. Ci basti pensare che quest’anno il Comune di Viterbo ha sostenuto l’iniziativa con 10mila euro, meno dei “cuoricini” della città dell’amore (per cui i viterbesi hanno sborsato più di 15mila euro). Anche con il Carnevale, se di livello, Viterbo potrebbe riappropriarsi di quella funzione da capoluogo che negli ultimi 40-50 anni ha perduto.


















