
EDITORIALE – E’ ora di mettere il Carnevale Viterbese nelle condizioni di fare un salto. La leva è semplice: soldi. Attualmente questa manifestazione, che regala ogni anno al capoluogo due giornate di festa, si regge sul volontariato. Gli azionisti di maggioranza sono i cittadini che partecipano ai carri e alle mascherate, comprando di tasca propria tutto. Una mano la danno gli sponsor, di cui si vedono i banner pubblicitari sui carri. Palazzo dei Priori mette un gettone di 10mila euro. Lucio Matteucci fa quadrare i conti e anche se non lo dirà mai, secondo noi, ci mette del suo.
Dieci anni fa Matteucci sognò di ridare un Carnevale a Viterbo. Da quel momento è venuto tutto il resto. C’è sempre stata la passione, c’è sempre stato l’impegno, c’è sempre stata la gratuità e la voglia di fare un regalo a Viterbo. Quello che è sempre mancato è un sostegno economico vero. Rispettiamo i 10mila euro di Palazzo dei Priori (in passato è capitato che non ci fossero neanche quelli) ma la questione Carnevale andrebbe affrontata meglio.
Un Carnevale di livello, nel tempo, potrebbe aiutare a sostenere la città turistica in bassa stagione. Potrebbe anche richiamare la provincia, rispettando naturalmente le tradizioni già esistenti (soprattutto Ronciglione e Civita Castellana). Aiuterebbe sicuramente a rilanciarne l’immagine e soprattutto sarebbe funzionale a costruire una comunità e a dare vita al centro storico.
Sarebbe il caso di moltiplicare almeno per dieci la cifra attuale e vedere cosa succede. E la politica non venga a dirci che non ci sono i soldi perché se iniziassimo a metterci a fare le pulci su ogni cosa verrebbe già il cielo (e anche parecchi piccioni). Chiediamo a qualcuno bravo (e abbastanza lavoratore) a fare i conti e mettiamo sul tavolo un’idea: abbassiamo di due gradi per un anno la temperatura dei termosifoni negli uffici comunali e di un grado nelle scuole e alla fine troviamo i centomila euro. Qualche maglione più pesante regalerebbe alla città un Carnevale bello.
Anche perché in alcune scuole non ci si sta per il caldo e impianti vecchi determinano sprechi milionari su base decennale di gas naturale ma anche inquinante. E non ci si sta neanche in certi uffici, dove magari si tiene il riscaldamento acceso e la finestra aperta. Qualcuno bravo a fare i conti li trova in un attimo 100mila euro dal bilancio comunale. Centomila euro dopo dieci anni di vacche magre sarebbero anche un modo per dire grazie a chi ha permesso e permette l’esistenza del Carnevale Viterbese. E a differenza di quanto magari accaduto in altre situazioni quei soldi sarebbero spesi bene, ne siamo convinti. E’ ora, se serve qualcuno che fa i conti siamo a disposizione.


















