Cari viterbesi sorridete alle critiche, siete sotto gli occhi del mondo
Fiore Expo 01
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Le critiche fanno parte della vita umana, bisogna imparare a conviverci quando si diventa grandi. E così i viterbesi non devono prendersela troppo per quattro righe scritte dal giornalista di turno, che magari scrive di cose che non conosce e commettendo anche errori madornali.

La Macchina di Santa Rosa è a Milano, rappresentando un pezzo della tradizione italiana. Uno dei simboli più densi di significato della città di Viterbo, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità, è finito in queste ore nella critica di diversi giornali nazionali. Ad aprire le danze il Corriere della Sera, che piazza al quinto posto di una trash-gallery il “campanile che cammina”. Rincara la dose Il Fatto Quotidiano che parla di “un clone della Macchina che non si può guardare dalla bruttezza”.

In città questo tipo di commenti e giudizi non sono stati presi proprio bene e c’è chi, come il consigliere regionale Daniele Sabatini, scrive al quotidiano milanese e invita il direttore del giornale a vedere dal vivo la Macchina il prossimo tre settembre. Più “bulla” la reazione di Chiara Frontini che auspica un faccia a faccia dell’autore della gallery con i facchini. C’è poi chi dai social network grida allo scandalo e ipotizza addirittura di riportare in patria tutto.

Ma Fiore del Cielo incassa anche un bel servizio sul Tg5, non proprio l’ultimo dei telegiornali in termini di ascolti. Insomma della Macchina si parla eccome, grazie a Expo. L’atteggiamento più intelligente è forse non risentirsi troppo delle critiche. Tanto più che si tratta di critiche scritte da professionisti che risultano poco informati sulle cose di cui trattano, come nel caso piuttosto forte del giornalista de Il Fatto.

Una cosa è certa, la città di Viterbo è oltre le mura. Se si vuole stare nel mondo bisogna capire due cose fondamentali: non si può piacere a tutti e bisogna saper tenere saldi i nervi. Dopotutto la città di Viterbo sa bene cosa significa quella Macchina e non deve avere paura di critiche e commenti negativi. Se poi chi critica costruisce un paragone tra una roba che ha secoli di storia e gli effetti speciali delle cose più innovative è chiaro che non merita risposte, indignazione, o altro. Solo comprensione per chi è e per come fa il suo lavoro. Fatta la tara a tutto questo, cari viterbesi, potete anche sorriderne.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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