
Viterbo doveva essere un’impresa possibile all’alba del giugno 2013. Leonardo Michelini l’uomo nuovo al comando. Ora tutto quel clima non c’è più. In realtà scesi dal carro d’oro della campagna elettorale si è entrati nel viterbicolo “tirare a campare”.
La politica è quello che è, la classe dirigente pure. La realtà, al di là delle chiacchiere e delle permalosità caratteriali, è lì. Davanti agli occhi di tutti, basta avere il coraggio di guardarla. Se Michelini fosse venuto giù, in questo inverno torrido, non se ne sarebbe sentita troppo la mancanza. Il problema sarebbe stato chi eleggere a giugno, ma quando il gioco si incarta tentare di sparigliare rimane una via d’uscita sensata.
Tutto ciò adesso non è più possibile e la prossima data utile è maggio 2017, che alcuni danno anche come data buona per il voto delle politiche. Se l’amministrazione cade ora, o nelle prossime settimane o mesi la città di Viterbo avrà un commissario. Una prospettiva non certo da augurare per un capoluogo di provincia che ha bisogno di politica, di scelte. Magari anche sbagliate ma che comunque siano in grado di indicare una strada e perseguirla.
I sette del Partito Democratico hanno avuto in mano, ante 24 febbraio, la partita. Potevano andare dal notaio, insieme con le opposizioni, e richiamare a decidere i viterbesi. Non lo hanno fatto, essenzialmente perché il partito non ha voluto. Lo dichiarano candidamente, non ne fanno mistero.
Ora proprio loro devono garantire governabilità, devono dare a Michelini la possibilità e lo stimolo a progettare, decidere, costruire. Occorre rompere la paralisi della macchina decisionale e amministrativa. Rimettere in crisi ora la maggioranza sarebbe una follia, significherebbe congelare la politica per oltre un anno. Non c’è spazio per esitazioni, per tentennamenti, per scaramucce e disaccordi. Adesso tutti gli uomini di Michelini, soprattutto i sette, devono ricompattarsi. Andare avanti il più possibile vicino al prossimo maggio deve essere l’obiettivo. Altrimenti come lo si spiega ai viterbesi l’aver negato la possibilità di ritorno alle urne? Il fatto somiglierebbe troppo a un golpe di partito, il Pd, sulla città. In queste ore abbiamo posto a uno dei sette, Mario Quintarelli, una domanda secca: è più importante il Pd o la città di Viterbo? Non ci ha risposto, è apparso piuttosto imbarazzato.
Il Pd di fatto si è speso per evitare il ritorno anticipato alle urne. Questo perché sarebbe esploso, cosa che nei fatti è comunque, e sarebbe dovuto passare per la cruna della preparazione delle liste. Ma possono gli interessi, per quanto legittimi di una forza politica, avere più peso di tutto il resto? Se fossimo stati uomini di partito probabilmente avremmo dovuto ragionare come hanno fatto i Pd men ma facendo altro, e dovendo tenere in massimo conto l’interesse pubblico, non possiamo che essere molto perplessi e dissentire. Ora o si governa o si mostra a tutti che un partito, e gli interessi particolarissimi di chi ci sta dentro, vale più dei destini di un territorio. Si dimostra qualcosa di molto brutto, ai limiti davvero della pornografia politica.
Cari sette, i giochi sono finiti. Se il Comune cade ora, o nei prossimi mesi, avrete scritto una delle pagine più storte della recente storia viterbese. Per il resto della maggioranza, sperticatosi nei mesi di rischio elezioni anticipate nella narrazione di un’amministrazione da sogno, vale lo stesso obbligo politico e morale. Buon lavoro e gridate tutti forte “Evviva Michelini”.


















