Capitale della cultura, ma come si decidono le regole del gioco?
Roberto Pomi
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La cultura è quasi un tema tabù nel capoluogo della Tuscia. Versante scivoloso per l'amministrazione Michelini che deve aprire una seria riflessione su questo genere di cose. Per evitare cortocircuiti dagli imprevedibili effetti.

Due le notizie più significative delle ultime ore sul fronte della cultura. La prima ci parla del primo festival letterario viterbese, ‘Il Sal8 delle 6’, che rischia di chiudere perché non calcolato dalle istituzioni. In particolare è assordante il silenzio del Comune di Viterbo. La seconda racconta di un altro festival, Quartieri dell’Arte, che è stato indicato come eccellenza dall’Unione Europea. Ha infatti vinto in questi giorni un bando di Europa Creativa, dove è il soggetto capofila.

Una brutta notizia e una notizia straordinaria. La riflessione d’obbligo è: il Comune di Viterbo è strutturato in maniera da costruire una politica culturale capace di capire su cosa è opportuno investire veramente?

Vanno sostenute le eccellenze, ma va evitato anche che realtà significative chiudano i battenti. La costruzione di una città degna del titolo di capitale italiana della cultura passa per un’organizzazione seria dell’assessorato alla Cultura. Servono persone qualificate e competenti che sappiano consigliare e sostenere il lavoro dell’assessore di turno.

Altrimenti si rischia che “la politica faccia le sue scelte”, frase molto cara al sindaco Leonardo Michelini, ma che poi le faccia al buio. E una politica che fa le sue scelte al buio, per quanto queste siano legittime, non fa certo un buon servizio alla città e ai cittadini.

Saprà l’amministrazione Michelini riempire questo vuoto? E’ tutta qua la sfida. Altrimenti il rischio è che si facciano figli e figliastri tra gli operatori culturali. Non certo secondo criteri di merito e di opportunità per la città, ma magari per altre ragioni. E considerando che dentro l’amministrazione Michelini siede una forza politica, fortemente legata a un’importante realtà culturale locale, si rischia di originare cortocircuiti poco opportuni.

Anche perché il rischio concreto è che possa passare la linea che per avere ascolto occorre entrare nel palazzo. Rischiando così che alle prossime comunali ogni associazione o organizzazione di festival decida di presentare una propria lista civica, mandando sempre più in tilt il sistema.

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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