Calici Diffusi: la Tuscia che fa battere il cuore di Viterbo
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Il vino è gioia, è sudore, è civiltà. E Viterbo, dal 25 giugno al 4 luglio, si fa teatro di una tenzone tra il bacco locale e la sete dei viandanti.

VITERBO – Avete presente quando il sole batte sodo sulla terra di Tuscia e la vite, quella cara, nobile, generosa creatura di Dio, ti restituisce in un nettare vermiglio tutto il travaglio delle stagioni? Ecco, a Viterbo, tra il vicolo che sa di medioevo e la piazza che pare un salotto buono, sta per consumarsi una giostra che nulla ha da invidiare ai palii di antiche memorie. È tornato Calici Diffusi, e stavolta – udite, udite – raddoppia.

Non più un fugace apparire, ma due fine settimana – dal 25 al 27 giugno e poi dal 2 al 4 luglio – per saggiare la tempra di ben 230 etichette. Cinquantasei cantine, trentadue ristoratori: un esercito di artigiani del gusto che si sono scelti, cercati e, alla fine, messi in riga per dar lustro alla terra viterbese.

La bella tenzone

Nella sala consiliare di Palazzo dei Priori, l’altro giorno, le autorità si sono riunite per benedire questo rito. La sindaca Frontini, con il piglio di chi vuol veder correre la propria città, ha parlato di “visione comune”. E a ben guardare, non è retorica da salotto: quando i produttori si danno la mano coi ristoratori, allora la squadra gira. Paolo Bianchini, il direttore tecnico di questa operazione che sa di sapiente regia, la chiama “contaminazione positiva”. Io dico che è semplicemente il buon senso della terra che torna a galla.

Si parte da Piazza del Teatro, si sale verso il cuore medievale di San Pellegrino, che pare fatto apposta per ospitare il riverbero di un calice alzato al cielo. Qui il viandante, scudiero della propria sete, potrà misurarsi con i frutti di un’annata, in un percorso che è insieme scoperta e conforto.

Il vino si fa nobile: solidarietà e cultura

Ma badate bene: non è solo baccanale. La cosa bella, quella che mi scalda il cuore, è che questa festa ha il senso profondo del sociale. Parte dei proventi andrà alla cooperativa Terzo Tempo per il progetto “Abitare l’autonomia”. Giovani ragazzi con fragilità che, grazie a questo vino, potranno costruire il proprio tetto, il proprio domani. È la solidarietà che si fa concreta, senza fronzoli, come un bicchiere di buon rosso che non tradisce mai.

Poi c’è “Oltre il Calice”, nei giardini del Palazzo: lì si discute, si approfondisce, si studia. Perché il vino, se lo bevi ignorando la sua storia, è come un gol segnato per puro caso. Il vino va capito, accarezzato, raccontato.

Il verdetto

Città dei Papi, sì, ma stavolta anche capitale del gusto. La Regione Lazio scommette sulle “Strade del Vino”, e fa bene. Viterbo ha i muscoli, ha la terra, ha la storia. Se solo continua a correre con questa lena, con questo spirito di squadra che vede uniti istituzioni e artigiani, allora non ce n’è per nessuno.

Il consiglio, da vecchio amico del popolo e dei sapori schietti, è di andarci. Portatevi la curiosità di un bambino e la sete di un contadino a fine giornata. La Tuscia vi aspetta, e vi prometto che non vi manderà a casa a bocca asciutta. Buona bevuta, gente. Con giudizio, s’intende.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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