
EDITORIALE – La Pasqua. Non un semplice momento dell’anno ma un passaggio che dovrebbe servire a fornirci una prospettiva sulle nostre vite. Una Pasqua di 24 ore non serve a nessuno. Bene il consumo di colombe e uova di cioccolata, nell’augurio che in molti abbiano acquistato dai pasticceri del territorio, ma la speranza è di andare un passo oltre.
Il limes che il Cristo passa ci chiama a riflettere. Non serve essere cristiani, il senso di questo momento dell’anno è patrimonio di tutti. Perché prima di essere formidabile per chi crede lo è anche per chi più normalmente pensa. Morire per rinascere. Ne abbiamo bisogno. Non tanto per una vita dopo la morte ma certamente per il vissuto di tutti i giorni. Il confine, in questo caso, diventa nel quotidiano quello tra inferno e paradiso.
Non serve infatti attendere di trapassare per avere a che fare con i demoni. Sono dentro noi e ci spingono a essere persone piccole. Demoni del risparmio, demoni dell’essere attaccati ai soldi e alle cose materiali, demoni dell’invidia e della gelosia dell’altro.
Un inferno ben popolato che ogni giorno rischia di rubarci tempo in cose che diventando consapevoli ci apparirebbero senza senso. Proprio quello che non ha senso nelle nostre vite dovremmo portarlo in pasto alla morte e rinascere nuovi, liberi. Questa sarebbe una grande Pasqua. Con i sorrisi veri e non quelli di circostanza.
Non è questione di cercare ricompense ultraterrene ma di intelligenza. O la ricerchi e la metti in uso e avrai maggiore possibilità di essere felice oppure rischi di venire sopraffatto dai demoni che la cultura comune tende ad alimentare con le proprie autoreferenziali visioni del mondo, della vita, del lavoro, degli affari, degli affetti.
Buona Pasqua a tutti i lettori de La Fune. Siate l’uovo di voi stessi.


















