
IL DOMENICALE – Quando diciamo Lago di Bolsena pensiamo immediatamente a uno dei grandi patrimoni della Tuscia, a una distesa d’acqua che appartiene alla geografia sentimentale prima ancora che turistica di questo territorio; eppure basta cambiare leggermente la domanda per accorgersi che sappiamo molte meno cose di quanto immaginiamo. Non chiediamoci quanto è bello il lago, chiediamoci come si arriva alla sua riva, dove l’accesso è libero, quali tratti sono in concessione, dove si può sostare, quali servizi sono disponibili, quali percorsi permettono di muoversi lungo la costa e, soprattutto, dove un cittadino può trovare tutte queste informazioni senza doverle ricostruire attraverso decine di siti, cartelli e indicazioni differenti.
Non c’è nulla di scandaloso nelle concessioni, naturalmente: un’attività economica può rendere un’area più curata, garantire servizi, occupazione e sicurezza. Il problema comincia quando nel dibattito pubblico si confondono tre cose molto diverse: la proprietà collettiva del bene, la concessione temporanea del suo utilizzo e la sua effettiva fruibilità. La documentazione pubblicata dal Comune di Bolsena ricorda che la disciplina del demanio idrico riguarda espressamente spiagge lacuali, superfici e pertinenze dei laghi, mentre lo stesso Comune esercita funzioni amministrative sulle concessioni nell’ambito previsto dalla normativa regionale. Sarebbe quindi perfettamente possibile fare un salto di qualità nella trasparenza e rendere immediatamente visibile, su una sola cartografia digitale, quali aree sono demaniali, quali risultano affidate in concessione, quali sono gli accessi pubblici e quali servizi sono disponibili.
La Regione stessa sembra aver compreso che la questione non può ridursi alla qualità delle acque: per il 2026 ha destinato un milione di euro ai Comuni lacuali proprio per interventi destinati a migliorare la fruizione dei litorali balneabili, assegnando le risorse anche sulla base dell’estensione degli arenili destinati alla balneazione. È un’occasione interessante, ma il punto è capire quale idea di fruizione vogliamo realizzare, perché sistemare una spiaggia o finanziare un intervento puntuale serve, mentre costruire un sistema pubblico di accesso al lago sarebbe molto di più. Vorrebbe dire collegare gli interventi, indicare con chiarezza gli accessi, predisporre aree di sosta dove possibile, prevedere almeno alcuni punti realmente fruibili da persone con ridotta mobilità, migliorare l’informazione sui trasporti e costruire una continuità tra paesi, rive e percorsi.
La stessa riflessione riguarda il Lago di Vico, con una differenza fondamentale: qui la tutela ambientale ha un peso ancora maggiore perché siamo dentro una riserva naturale di oltre cinquemila ettari che interessa Caprarola e Ronciglione, con regole necessarie a proteggere un ecosistema particolarmente delicato. Accessibilità, in questo caso, non può significare portare automobili ovunque o aprire nuove strade; significa esattamente il contrario: organizzare bene gli accessi compatibili, segnalare i percorsi, creare punti di osservazione, consentire di vivere l’ambiente senza danneggiarlo. La Riserva dispone già di una rete di itinerari e di una carta turistica che individua sentieri, punti di interesse e servizi; quindi, non si parte certo da zero.
Quello che manca nella Tuscia è una visione complessiva. Ogni Comune organizza il proprio tratto, ogni ente gestisce la propria competenza, ogni operatore comunica la propria attività, mentre il cittadino e il visitatore vedono un solo lago. È questa distanza tra amministrazione e percezione che andrebbe colmata, creando per Bolsena una vera carta pubblica della costa, costruita insieme dai Comuni interessati, nella quale con un colore siano indicati gli accessi liberi, con un altro le concessioni, e con simboli semplici i parcheggi, le fermate degli autobus, i servizi, le aree accessibili, i percorsi pedonali e ciclabili, i punti panoramici e le zone nelle quali l’accesso è limitato per ragioni ambientali.
Non sarebbe una battaglia contro qualcuno, sarebbe esattamente il contrario: un modo per rendere più trasparenti i diritti di tutti, quelli dei cittadini, quelli dei concessionari, quelli dei proprietari privati e perfino quelli della natura, che troppo spesso dimentichiamo. Il lago può essere di tutti senza che tutto debba essere disponibile a tutti in ogni momento, ma almeno dovremmo sapere con precisione dove finisce ciò che è privato e dove comincia ciò che è nostro.



















