Bocciati con dolo o per colpa dei professori cattivi?
Roberto Pomi
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Capitale italiana della cultura, Viterbo non ce l'ha fatta. Il dossier preparato non ha superato la selezione. Per fragilità nostra? Per maggiore forza degli altri? Va capito, va analizzato il dossier e capito con cosa ci siamo presentati alla selezione.

Bocciati, questo il verdetto della giuria del Ministero dei Beni Culturali nell’esame per il titolo di capitale italiana della cultura 2016 e 2017. Un milione a testa per le due città che saranno scelte dalla rosa delle 10 che hanno passato la prima scrematura delle candidature.

Aquileia, Como, Ercolano, Mantova, Parma, Pisa, Pistoia, Spoleto, Taranto e Terni, questi i nomi di chi dovrà presentare il dossier definitivo entro il 15 settembre prossimo.
E non è una bocciatura ingiusta, non è colpa dei professori. Le scuse accampate da ogni adolescente quando viene stroncato a scuola non possono reggere. Anche perché quando uno viene bocciato possono essere accadute due cose: o c’erano altri più forti o non ci si è preparati abbastanza.

E ci sentiamo di dire che per Viterbo vale la seconda opzione. Lo diciamo con convinzione perché ricordiamo i lavori di preparazione del dossier, ricordiamo le modalità di preparazione e di scelta del collegio dei Soloni. Ricordiamo chi è stato tagliato fuori, e invece fa cultura in questa città e avrebbe potuto dare spunti interessanti, e chi è stato messo dentro, anche se di interessante magari ha molto poco.

Ricordiamo che con la Fune indicammo il modello Spoleto di apertura e di condivisione alla cittadinanza. E ricordiamo che ci risposero che ogni città era libera di avere un proprio modello. Spoleto è tra le dieci scelte, ci si consenta la libertà di rimarcarlo.

Di fronte a questa bocciatura però la cosa peggiore sarebbe fare spallucce. C’è il dovere anche qui di non fare finta di niente, di non minimizzare dicendoci “è andata male, pazienza”. No. Il dossier di candidatura è figlio di una precisa scelta politica e amministrativa dell’attuale maggioranza di Palazzo dei Priori. Hanno definito un modello, scelto i soloni, stilato il dossier di candidatura. Hanno perso e ci hanno fatto perdere a tutti la possibilità di avere a disposizione un milione di euro. Questa è la verità delle cose.

Possono essere responsabili o meno, non possiamo dirlo con certezza ora. E’ però opportuno che quel lavoro di dossier venga reso pubblico. Sarebbe opportuno che magari tutti i consiglieri comunali avessero modo di analizzarlo e ragionarci sopra. E’ stato un bel lavoro e abbiamo perso con onore? E’ stato un lavoro mediocre e la sconfitta è con colpa?

Tutto questo è importante, sono valutazioni fondamentali. Perché quando si perde si fa analisi e autocritica. Questo non serve a recuperare la sconfitta ma a evitare di ricadere negli stessi eventuali errori.

La cultura in questa città è forse uno dei settori dell’attività comunale peggio gestito. Tutti i corpi intermedi sono stati ammazzati nel nome della lotta al marchettificio. Tutto senza fare alcuna distinzione, si è pensato solo a fare distruzione. Ma la cosa peggiore è che in due anni di amministrazione Michelini non abbiamo ancora capito se c’è un progetto culturale per la città o si campa alla giornata.

E questo è bene chiarirlo, perché le città che tirano a campare non vincono, non piacciono, non creano posti di lavoro e non hanno futuro.
L’amministrazione porti in piazza questa sconfitta, la sezioni davanti agli occhi di tutti e spieghi ai viterbesi quale modello stiamo seguendo, dove stiamo andando. Se non c’è niente di tutto questo ci sia fatta grazia di riconsegnare la città ai viterbesi, per scegliere una nuova guida.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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