

ARLENA DI CASTRO – Niente stabilimento per il biometano a località Spiniccio. Almeno per ora, e sicuramente non alle condizioni prospettate dai privati. Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha spento le intenzioni della società Bioforch4 S.r.l., respingendo il ricorso presentato contro il “no” incassato in Regione. A Palazzo Gentili, sede della Provincia di Viterbo, si respira l’aria della vittoria (politica e tecnica), dopo mesi passati a difendere una trincea fatta di carte, pareri viabilistici e vincoli paesaggistici.
La partita, d’altronde, era di quelle calde, di quelle che accendono i territori della Tuscia: la realizzazione di un maxi impianto per la produzione di biometano e compost partendo dai rifiuti organici nel comune di Arlena di Castro. Un progetto che aveva sollevato la rivolta silenziosa dei territori e che oggi trova una sponda definitiva nelle aule di giustizia.
Il nodo della viabilità e il fantasma del traffico pesante
I giudici del Tar, leggendo le carte, non hanno fatto altro che confermare quella che per la Provincia era un’evidenza solare: l’impatto devastante che una struttura del genere avrebbe avuto sulla rete viaria locale. Non si trattava di un “no” ideologico, ma di calcoli logistici. Palazzo Gentili aveva acceso i semafori rossi sul viavai di tir e camion della spazzatura su strade già di per sé fragili. Richieste di integrazioni documentali, approfondimenti tecnici, rilievi: la Provincia ha fatto il suo mestiere di sentinella delle infrastrutture e il Tar ha messo il timbro di legittimità su questa linea, definendo le valutazioni dell’ente come “non manifestamente irragionevoli”.
C’è poi l’altro aspetto, non meno rilevante, che riguarda l’ambiente e la bellezza: la sentenza richiama esplicitamente la presenza del vincolo paesaggistico legato al bacino del torrente Arrone. Un quadro negativo a 360 gradi emerso durante la conferenza dei servizi che ha fatto crollare il castello difensivo della Bioforch4, basato su motivazioni che i giudici hanno ritenuto autonome, plurime e figlie di un percorso amministrativo impeccabile.
Romoli esulta, Forza Italia rivendica la linea: “Noi contrari fin dall’inizio”
Esulta il presidente della Provincia Alessandro Romoli, che vede promuovere a pieni voti l’operato dei propri uffici: “La sentenza del Tar conferma la serietà e la correttezza del lavoro svolto dalla Provincia di Viterbo nella tutela del territorio e della sicurezza delle infrastrutture provinciali. Continueremo a portare avanti con responsabilità ogni valutazione necessaria affinché sviluppo e sostenibilità ambientale procedano nel rispetto delle caratteristiche della Tuscia e delle comunità locali”.
Ma la vittoria ha un sapore marcatamente politico e si riflette direttamente sulle barricate locali ad Arlena di Castro. Da dove il capogruppo consiliare di Forza Italia (“Per Arlena di Castro – Centrodestra”), il dottor Fabio Magno, rivendica la paternità di una battaglia solitaria della prima ora.
“Questo esito dà sostanza alle perplessità che, come Forza Italia in Consiglio comunale, abbiamo espresso fin dall’inizio – attacca Magno senza giri di parole -. Un intervento di tale portata non poteva essere affrontato senza una valutazione rigorosa degli impatti sul paesaggio, sulla viabilità e sull’interesse pubblico complessivo. Per noi si tratta di una conferma importante: quando si difende il territorio con serietà e rigore, si tutela davvero la comunità”.
La linea azzurra sul territorio, insomma, non cambia e si preannuncia di totale vigilanza per il futuro: “Ribadiamo l’impegno a vigilare su ogni scelta che incida in modo significativo sull’ambiente e sulla qualità della vita dei cittadini, affinché lo sviluppo sia davvero sostenibile e rispettoso del territorio”.
La Tuscia, insomma, manda a dire di non essere disposta a diventare la pattumiera del Lazio, né a sacrificare la propria viabilità sull’altare di progetti industriali calati dall’alto. Bioforch incassa il colpo; Arlena di Castro, per ora, respira.

















