Biblioteca Consorziale ombelico del dibattito giornalistico e storico nazionale: arrivano Bellavia e Mieli
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Il vicedirettore de L’Espresso Enrico Bellavia sbarca in città per presentare il suo libro “L’ostaggio” (Zolfo editore). E non sarà solo. A tessere i fili del racconto, a dialogare con lui, ci sarà una delle firme più autorevoli della cultura italiana: Paolo Mieli.

VITERBO – Un fuori programma di quelli che pesano. Di quelli che accendono le luci della Sala “Vincenzo Cardarelli” e trasformano viale Trento nell’ombelico del dibattito giornalistico e storico nazionale. Sabato 30 maggio, alle 17.30, la Biblioteca Consorziale di Viterbo cala un asso rimarchevole: il vicedirettore de L’Espresso Enrico Bellavia sbarca in città per presentare il suo libro “L’ostaggio” (Zolfo editore). E non sarà solo. A tessere i fili del racconto, a dialogare con lui, ci sarà una delle firme più autorevoli della cultura italiana: Paolo Mieli.

Inutile girarci intorno, l’appuntamento ha il sapore delle grandi occasioni. Al centro del tavolo c’è una storia surreale, kafkiana, profondamente italiana eppure proiettata nei corridoi più oscuri della geopolitica globale. È la storia di Renato Cortese.

L’eroe che incastrò Provenzano finito nel gorgo del caso Ablyazov

Per capire la portata del libro di Bellavia bisogna fare un passo indietro, a quel 2006 in cui Cortese – allora capo della Catturandi di Palermo – mise le manette ai polsi di Bernardo Provenzano, chiudendo una latitanza record durata 43 anni. Cortese era il superpoliziotto, l’investigatore più famoso e vincente d’Italia, l’uomo della prima linea contro Cosa Nostra. Poi, lo schianto.

Cortese si ritrova, suo malgrado, trasformato da cacciatore a preda, fagocitato da un intrigo internazionale che ruota attorno alla figura di Mukhtar Ablyazov, oligarca kazako in fuga. Ricercato per miliardi di euro o dissidente politico in lotta con il regime dell’ex Repubblica sovietica? Forse tutte e due le cose. Nel mezzo, una bufera politica e giudiziaria che travolge la vita del poliziotto a un passo dal culmine della carriera. Un paradosso diplomatico che Bellavia, giornalista di razza cresciuto a Palermo sui marciapiedi della cronaca giudiziaria e antimafia prima di diventare vicedirettore a Roma, ricostruisce con il rigore del cronista e il ritmo del saggista.

Un tandem di fuoriclasse della carta stampata

A guidare il pubblico nel labirinto di questa vicenda ci sarà Paolo Mieli. L’ex direttore di La Stampa e Corriere della Sera, oggi saggista e storico capace di leggere le trame del passato e del presente come pochi altri, torna a Viterbo per un faccia a faccia con Bellavia che promette di non essere una banale passerella istituzionale, ma una riflessione profonda sui meccanismi del potere, della giustizia e dell’informazione nel nostro Paese.

Per chi non riuscirà a conquistare un posto nella sala conferenze di viale Trento, la Biblioteca Consorziale ha predisposto la copertura totale: l’evento sarà infatti trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube ufficiale dell’ente. Ma l’atmosfera delle grandi stanze della cultura viterbese, quando si accendono su storie così grandi, merita di essere vissuta dal vivo.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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