Barbarano e il segreto della Valle delle Tombe Inviolate
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C’è un tesoro, vasto e inimmaginabile, che riposa sotto i nostri piedi.

BARBARANO ROMANO – C’è una terra, quella tra le forre e il tufo di Barbarano Romano, dove il tempo sembra essersi fermato in una bolla di pietra. Una terra che non finisce mai di raccontare, che non smette di sussurrare storie di un popolo, quello etrusco, che qui ha lasciato un’impronta indelebile. È San Giuliano, un nome che evoca la sacralità della storia e che oggi, grazie a una visione che supera i confini nazionali, ci regala una scoperta che ha del clamoroso.

Potrebbe essere chiamata, a ragione, la “Valle delle Tombe Inviolate”. Non è un modo di dire, né una suggestione per turisti in cerca di brividi. È un dato, un censimento silenzioso che emerge dall’ombra dei secoli. Si parla di circa 800 sepolture, 800 dimore dell’aldilà che, chissà per quale incantesimo o per quale fortunata protezione del bosco, sono sfuggite alla frenesia rapace dei tombaroli. Molte di queste, stando alle prime rilevazioni, sarebbero ancora intatte. Sigillate, come il giorno in cui furono chiuse per l’ultima volta. La prima tomba intatta, quella dei Vasi con Uccelli dipinti, è stata restituita al mondo nell’estate 2025. In queste ore, dopo un anno circa, è stata aperta una seconda tomba. Da qui la correttezza di quella che potremmo battezzare “Prospettiva Marchesi”, dal nome dell’illuminato primo cittadino di Barbarano, di istituire e quindi fare nascere in questo piccolo paese un grande Parco Archeologico Accademico.

Tutto nasce da una visione lungimirante: il progetto Virgil. Una sfida nata nel 2015 che vede collaborare la Virgil Academy e la Baylor University del Texas. Non semplici ricercatori, ma veri custodi di un patrimonio che trasforma Barbarano in un laboratorio a cielo aperto, in un Parco Archeologico Accademico che punta a riscrivere la geografia culturale della Tuscia.

Ricordo bene le immagini della presentazione della Tomba dei Vasi con Uccelli Dipinti: un momento di pura magia, dove il lavoro certosino di mappatura e denominazione ha ridato un nome e un volto a pezzi di storia che sembravano destinati all’oblio. Ma il progetto Virgil, scavando nei dati e tra le pieghe della terra, ci dice che quello che vediamo è solo la punta dell’iceberg.

C’è un tesoro, vasto e inimmaginabile, che riposa sotto i nostri piedi. Un tesoro che non ha ancora subito l’oltraggio del saccheggio. È la vittoria della ricerca sulla barbarie del furto, del metodo accademico sulla razzia.

Barbarano Romano, in questo modo, smette di essere solo un borgo incantevole di passaggio. Diventa il fulcro di un’archeologia moderna, dinamica, internazionale. La sfida ora è quella di trasformare questa consapevolezza in una narrazione capace di coinvolgere, di far capire a chi vive queste terre che sotto la superficie di questo tufo non c’è solo terra, ma l’identità profonda di una civiltà che ha scelto queste gole per farsi eterna.

Le 800 tombe inviolate sono lì, custodi di segreti che attendono solo di essere ascoltati. La Tuscia, ancora una volta, ci ricorda che per costruire il futuro dobbiamo saper guardare, con rispetto e metodo, nelle profondità del nostro glorioso passato.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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