
Non è possibile “lavarsi le mani” del Bagnaccio. La politica serve in realtà a una sola cosa: amministrare i territori per determinarne prosperità e civiltà. Gli amministratori sono chiamati a questo compito e ogni giorno è per loro un esame. Stanno andando o no nella direzione necessaria?
Questo è ovvio. Tanto più che i medici, in genere, non prescrivono a nessuno di entrare in politica per migliorare la propria salute. Per quanto riguarda il Comune di Viterbo poi abbiamo anche la “fortuna” di avere tanti amministratori che, come “bellamente si vantano ogni volta”, “campano del suo”.
Queste considerazioni generali per arrivare dritti al punto caldo di queste ore: il Bagnaccio, il Bagnaccio e la sua gestione. Poco ci interessano i cavilli burocratici in questa sede, quello che ci importa è analizzare cosa sta accadendo e i costi/benefici per la collettività. Le beghe burocratiche sono bravi a sistemarle i politici, come abbiamo generalmente assistito ogni qualvolta i problemi hanno interessato, per le più diverse ragioni, davvero.
L’associazione di promozione sociale ‘Il Bagnaccio’ ha fatto un lavoro stupendo. Ha portato un’idea funzionale e l’ha messa in pratica. Ha creato dal nulla tre posti di lavoro e tesserato oltre 3mila viterbesi all’anno. Ma oltre a fare tutto questo ha reso possibile uno spazio termale d’eccellenza, là dove erano domiciliati l’abbandono e l’incuria.
I problemi, da quanto si apprende, deriverebbero dal fatto che l’associazione avrebbe fatto pagare per l’ingresso la tessera (40 euro all’anno, 10 centesimi al giorno) quando invece la convenzione li obbliga a mantenere l’ingresso gratuito. I rappresentanti dell’associazione rivendicano un comportamento corretto: “Abbiamo sempre precisato che l’ingresso è gratuito e chiesto invece sostegno, tramite la tessera, per mantenere pulita e sistemata l’area”.
Di fatto questo concetto è chiaramente espresso in un cartello posizionato all’ingresso. Ma anche tutta questa bega ci interessa poco. Dovere della politica buona era incontrare l’associazione a tempo debito e risolvere qualsiasi problema, per garantire continuità a una realtà positiva. Strano e discutibile è ridursi all’ultimo giorno per metterci mano.
E stando a quanto ci è stato raccontato i rappresentanti dell’associazione hanno cercato il dialogo, trovando però orecchie da mercante prima di ieri. Oggi si incontreranno, fuori tempo massimo, con sindaco, assessore e dirigente.
Una buona amministrazione è in grado di programmare, di mettere mano ai problemi prima che esplodano. In questo l’amministrazione Michelini ha mancato. Ha il dovere di tutelare una realtà positiva anche perché se l’attuale sistema dovesse saltare cosa accadrebbe? Probabilmente il caos, con danno per i tanti viterbesi che trovano al Bagnaccio un luogo di ristoro. Ecco perché non è possibile ora attaccarsi ai cavilli per decidere chiusure del pozzo o altro. I “Ponzio Pilato” potevano andare bene nella Roma imperiale, non in un territorio di provincia ridotto alla fame e stremato dalla disoccupazione. Anche perché domani, se si dovesse chiudere, cosa dirà l’operaio Alì ai suoi due figli e alla moglie?


















