Auguri, sotto l'albero de La Fune il pensiero di Seneca e l'augurio di rinascere
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EDITORIALE - Non smetteremo mai di ringraziare e abbracciare, uno a uno, tutte le persone che ci danno fiducia e che sostengono questo prodotto editoriale che vuole anche essere uno spazio di libertà e un luogo del pensare. Buon Natale e felici feste, con l'augurio di rinascere nella consapevolezza della vita. 

EDITORIALI – ‘De brevitate vitae’. Tre parole latine che sono il titolo di un breve saggio di Lucio Anneo Seneca. “Sulla brevità della vita” è la traduzione più spiccia di questo saggio venuto al mondo nel primo secolo dopo Cristo. Viene datato nell’anno 49; mezzo secolo dopo la nascita di un uomo, Cristo appunto, che ha cambiato la storia. 

Basterebbe tenere a mente il senso solo di queste parole, che dicono tutto quello che Seneca aveva da dire, per affrontare il mondo e la vita che ognuno di noi ha sulla terra in maniera positiva. Vista da qui dove siamo oggi, alle porte del Natale e delle feste di inizio anno, questa riflessione di Seneca ci sembra il regalo più adatto da fare ai lettori de La Fune. I mesi difficili del 2020 e le difficoltà che abbiamo e avremo rappresentano una frenata di quelle che cambiano le cose. A patto che non vogliamo ostinarci a guardare il mondo dallo specchietto retrovisore e riusciamo ad andare oltre evitando di diventare zombi nostalgici di un passato che non può tornare. 

Siamo chiamati al Natale, alla rinascita, in un momento di rinascita collettivo. Così forse questo Natale che potrebbe sembrarci anche un po’ inutile può diventare una sorta di ricchezza e benedizione. Una palestra che possa insegnarci ad avere cura del presente, senza nostalgie di ieri né ansie per il domani. Essere qui e ora, perché la vita è fatta di “qui e ora”. E se ogni istante è vissuto non sarà stato sprecato, per quanto le condizioni possano essere avverse. 

In questo momento di riflessione la mente non può che andare ai nostri nonni che si trovarono ad affrontare un santo Natale in condizioni peggiori negli anni della seconda guerra mondiale. Eppure nella loro vita tutto riuscì ad andare oltre e abbiamo nei nostri cuori le immagini di loro sorridenti che ci tengono in braccio davanti all’albero e al presepe. L’augurio che facciamo a tutti è di usare questo tempo per ricaricarsi e trovare la lucidità. Viviamo un periodo complesso, con tanta cattiva comunicazione che rischia di intossicarci e portarci a una rappresentazione falsa e alterata della realtà.

Sotto l’albero quest’anno, nonostante tutto, abbiamo trovato un regalo quasi inaspettato: un vaccino per il Covid-19. Non poteva esserci messaggio di speranza più grande e notizia più gioiosa. Subito questa prospettiva positiva viene attaccata da scettici, anacronistici contrati ai vaccini, complottisti criminali che diffondono paure e falsità. Il sorriso e la gioia di chi sa che la vita è breve e non c’è tempo da sprecare dietro a congetturette e teoremi strampalati possano essere la soluzione. 

Ognuno sa cosa è importante davvero e lo cerchi, senza troppi pensieri. Un pensiero a tutte le persone e famiglie che stanno affrontando il difficile momento economico. Nessuno rimarrà solo e tutti sappiano fare quadrato per sostenere il merito e il valore. Dovremo immaginare a partire dal nuovo anno delle nuove città, una nuova classe dirigente economica e politica. Con la consapevolezza che non esistono soluzioni semplici, che non tutto quello che è stato è da buttare e che è importante riuscire a vedere la parte buona di ogni cosa. 

Questo vostro giornale continuerà a tenere la posizione, come si fa nei tempi complicati. Stiamo immaginando nuove prospettive e una crescita, consapevoli che il tempo potrà giocare nella nostra metà campo. Non smetteremo mai di ringraziare e abbracciare, uno a uno, tutte le persone che ci danno fiducia e che sostengono questo prodotto editoriale che vuole anche essere uno spazio di libertà e un luogo del pensare. Buon Natale e felici feste, con l’augurio di rinascere nella consapevolezza della vita. 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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