

VITERBO – Un’ombra grigia che attraversa l’asfalto al bagliore dei fari, per poi sparire nel folto della macchia con passi rapidi e silenziosi. Negli ultimi tempi le segnalazioni si rincorrono con una frequenza che non può più essere considerata un caso: la presenza del lupo nel Viterbese è un fatto concreto, documentato dai racconti di residenti, automobilisti e agricoltori del territorio.
Non si tratta di grandi branchi, ma per lo più di esemplari solitari o piccoli nuclei in perlustrazione. Le aree interessate coprono ormai gran parte della dorsale che collega il capoluogo alle campagne della Maremma laziale. Sulla Tuscanese diversi automobilisti hanno incrociato singoli esemplari al piccolo trotto ai margini della carreggiata durante le ore notturne o prima dell’alba.
Segnalazioni giungono dai boschi che circondano la frazione viterbese di San Martino, dove la vicinanza tra la vegetazione fitta e le abitazioni periferiche rende gli incontri più suggestivi. L‘ampia area boschiva di Montefogliano si conferma uno dei corridoi ecologici prediletti dai canidi.
Diversi gli avvistamenti nel collegamento Vetralla-Tuscania: lungo le arterie provinciali che tagliano le campagne aperte tra i due comuni, gli avvistamenti di esemplari in attraversamento si sono fatti sempre più frequenti.
Per comprendere ciò che sta accadendo nella Tuscia occorre guardare al quadro nazionale. Secondo il primo monitoraggio nazionale coordinato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), la popolazione di lupo in Italia conta circa 3.300 esemplari (con una forchetta stimata tra i 2.900 e i 3.600). Di questi, circa 2.400 popolano le regioni peninsulari e quasi 900 l’arco alpino.
Si tratta di un recupero storico straordinario se si pensa che negli anni ’70 la specie era giunta sull’orlo dell’estinzione nel nostro Paese, ridotta a pochissime decine di individui arroccati sulle zone più impervie dell’Appennino centrale.
Il ritorno del lupo nelle colline del Viterbese è il risultato di una combinazione di fattori ecologici e normativi. La protezione assoluta garantita a livello europeo e nazionale ha fermato il crollo della specie. Il forte aumento delle popolazioni di cinghiali e caprioli negli ultimi due decenni ha fornito al predatore una fonte di cibo abbondante e costante. Poi contribuisce l’abbandono di molte aree agricole marginali, che ha permesso ai boschi di espandersi, creando corridoi naturali perfetti per gli spostamenti degli animali.
I “lupi dispersali”: gli esemplari solitari avvistati lungo le nostre strade sono spesso giovani individui in fase di dispersione, che lasciano il branco d’origine alla ricerca di un nuovo territorio da occupare. Non è comunque tempo di allarmismi. Il lupo mantiene un’indole schiva ed evita naturalmente il contatto diretto con l’uomo. Tuttavia, la sua presenza sempre più costante richiede attenzione da parte degli allevatori e la prudenza di non lasciare fonti di cibo incustodite nei pressi delle abitazioni isolate.

















