Attacco alle fontane, scene di delirio in piazza delle Erbe. Non punire i responsabili sarebbe segno di istituzioni inefficaci e impotenti
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VITERBO - Non individuare gli autori del gesto sarebbe ridicolo. Esistono centinaia di foto del fatto, filmati, testimoni oculari. Le istituzioni dimostrino che Viterbo non è terra di nessuno, pena in caso contrario l'escalation incontrollata di fenomeni degradanti. 

VITERBO – Hanno fatto i cowboy con i leoni di piazza delle Erbe. Secoli di storia usati come zerbino da ragazzini incapaci di avere una propria dignità. Uno schiaffo a tutte le istituzioni che governano e difendono il territorio dall’arroganza e dal non rispetto delle leggi e regole. 

Il tutto durante la notte del tre settembre, sotto gli occhi di centinaia di persone. Un gesto che lancia un messaggio chiaro: “Possiamo fare quello che vogliamo, la città è nostra”. Una sfida alle istituzioni del territorio, una roba da banda che si potrebbe essere tentati di archiviare alla voce “bravata”. 

E di “bravata” in “bravata” si rischia di tollerare tutto, di rendere possibile qualsiasi gesto contro il patrimonio pubblico e perché no anche contro le persone. “Tanto la si fa franca”, il retropensiero pericoloso da neutralizzare e smentire. 

Giovanni Arena, da sindaco che ama la città di Viterbo, deve mostrare il pugno di ferro. La maggioranza di Palazzo dei Priori che vuole, giustamente, combattere una battaglia contro il degrado nei quartieri non può rimanere in silenzio. E’ stato sollevato un vespaio per un campetto conteso da gruppi di ragazzi e non si può rimanere in silenzio davanti a scene di altri giovani che offendono e mettono a rischio il tesoro storico di un’intera comunità.

Non individuare gli autori del gesto sarebbe ridicolo. Esistono centinaia di foto del fatto, filmati, testimoni oculari. Le istituzioni dimostrino che Viterbo non è terra di nessuno, pena in caso contrario l’escalation incontrollata di fenomeni degradanti. 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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