Associazioni, una nuova prospettiva o l'ennesimo inganno?
Viterbo dall'alto
800 Monastero
L'ultima parola resta ai cittadini e al loro impegno nel territorio in cui vivono. Con la consapevolezza che l'era delle bocche chiuse dal pane marcio dei favori è storicamente terminata perché non più sostenibile. E che un futuro è possibile solo dandosi da fare.

I territori hanno bisogno di luoghi dove si pensa, si progetta, si organizza il presente e prepara il futuro. A tutto questo dovrebbero assolvere le istituzioni incaricate dell’amministrazione. Purtroppo però viviamo in anni bui, di grande confusione e di piccoli personaggi. Spesso le istituzioni sono occupate da chi ha come unico assillo il mantenimento del potere.

E così la politica diventa poltronificio, scacchiere dove posizionare pedine, stipendi e strumento di scalata sociale. Il che non sarebbe neanche così schifoso se non quando la politica finisce per diventare solo questo. Giudicate voi se nella Tuscia e a Viterbo è accaduto e sta accadendo ciò.

Oggi abbiamo assistito alla nascita di un’associazione politico-culturale. A lanciarla Giulio Marini. Si tratta di un personaggio in ballo da decenni, un “vecchio trombone” della politica come lui stesso si è definito. Come andrà a finire questa strada che ha aperto dipenderà da lui e dalla gente che gli si siederà vicino. L’idea però è giusta, cavalca i tempi attuali e si pone come interessante possibile fermento nel panorama cittadino e provinciale.

Al tavolo come sempre accade un sacco di roba banale, ma anche qualche mente pensante. In chi ha amministrato in questi decenni recenti il territorio c’è sicuramente qualcosa di buono e di utile anche nel presente e nel futuro. Un discorso però ci ha incuriosito, lo ha tirato fuori Renzo Poleggi. E’ intervenuto sostenendo una sua posizione legittima che ci ha stimolato una serie di riflessioni. La parte che ci interessa suona così: “La gente è schifata dal termine politica, perché ha in mente quanto accaduto in questi anni e non ne vuole sentire parlare”.

Pensiero diffusissimo. Ma forse dovremmo iniziare a vedere le cose da una prospettiva diversa. La gente non è lontana dalla politica perché schifata ma perché è più comodo tirarsi fuori, sentirsi vittime delle colpe di altri e non provare mai a essere cittadini davvero. Essere cittadini infatti significa dedicare tempo alla gestione della cosa pubblica, pensare, magari anche investire risorse. Inoltre certa gente si è disinnamorata della politica perché oggi i vari uomini politici non sono più in grado di dispensare tanti favori. Quei tanti favori che sono “fioccati” negli anni passati creando posti di lavoro odiosamente inutili, i cui costi li dovranno pagare i nostri figli.

In questo senso l’idea di aprire associazioni e cercare di stimolare il confronto, l’incontro, la costruzione di spazi di decisione è “rivoluzionario” e sicuramente rappresenta una strada utile per i territori. Sempre che si riesca a resistere alla tentazione di ridurle a partiti con un diverso abito, dove l’unica cosa che finisce per contare è la lotta per il potere e il mantenimento delle posizioni. Che, a onor del vero, non è di per sé un male ma lo diventa quando è l’unica cosa che esiste.

L’ultima parola resta ai cittadini e al loro impegno nel territorio in cui vivono. Con la consapevolezza che l’era delle bocche chiuse dal pane marcio dei favori è storicamente terminata perché non più sostenibile. E che un futuro è possibile solo dandosi da fare.

800 Monastero
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
domenicale post
Onda
TdP_Inalazioni
asvis 2
Foto Fisioterapy Center
Masicar300x300-optimize
lafune_300 x 600
Fune 300x300
Jeep_Compass_apex_300x300_200
POST FB 02
aiac_banner_01
monastero interno