

VITERBO – Il Dio della politica si sente meno solo nel capoluogo della Tuscia. Ha trovato il suo nuovo Messia in Filippo Rossi. Non ancora chiaro se si tratti del Battista o del Cristo in persona del centrodestra in vista delle comunali della primavera 2026. C’è anche il Vangelo d’ordinanza, come per ogni messia che si rispetti. In questo caso viterbese il libro “sacro” (o giù di lì) si chiama ‘Pensare la città’ (Rubbettino Editore). Non è detto che leggendolo scatti la conversione. Non garantito che non ti incazzi, o che non ti annoi, o che a una certa tu non possa avere sensazioni monicelliane.
«Tarapio tapioco come se fosse antani, la supercazzola prematurata con dominus vobiscum blinda? […] Con scappellamento a destra!» Vi giuro che a una certa ho letto questo (sì perché il libro lo sto leggendo). Andando avanti ho avuto la sensazione che tra le righe fosse stampato anche «Antani, come se fosse Antani, anche per il direttore, la supercazzola con scappellamento… A destra, per due.»
In realtà però, pur non escludendo niente, questo libro ha un senso. Contiene verità, spunti, riflessioni. Qualcuna anche “rubata” dalla lettura, presumiamo quotidiana a questo punto, de La Fune – Il Giornale dei Viterbesi. E questo, confessiamo con vanità, ci ha fatto piacere. Così un giovedì di quasi inverno, come un viaggiatore, mi sono messo in viaggio per Santa Barbara. Ore 17.50 Casantini Garden, bel posto. Il tempo di prendere un caffè, offerto da lui, con Rossi in persona. Poi il ciak della terza presentazione, in una decina di giorni, del libro. Questa volta organizzata da Confartigianato, quindi un pezzo di città reale. Reale come le ottime domande del direttore Andrea De Simone e della sempre brava Eleonora Celestini. Interessanti gli spunti anche di Angela Cannucciari, del team Casantini.
Sul ring Rossi. Sala piena. Qua e là spuntano pezzi storici di centrodestra viterbese. La domanda che ci attanaglia e a cui cercheremo risposta in questi mesi suona così: Rossi sarà il candidato sindaco del centrodestra o il candidato sindaco di una lista civica pronta a confluire al ballottaggio? Strategie loro, al momento ben custodite. Oppure film nostro, anche se abbiamo uno storico con basse percentuali di errore in fatto di votazioni comunali. Tanto da prenderci le solite scomposte malvolenze da candidati a cui in passato abbiamo fatto l’errore di dire chiaramente la verità su come stavano le cose delle campagne elettorali di turno.
Rossi parla e parla. Poi la dice una che ci appuntiamo. Faceva così: “I cittadini dovrebbero votare due sindaci. Uno che poi fa l’amministratore di condominio: taglia l’erba, sistema le buche. E l’altro che fa la strategia della città”. E’ qui che ci viene la sensazione di trovarci davanti al Battista del centrodestra per Viterbo2027. L’uomo venuto “a battezzare con acqua” per aprire la strada a quello che poi battezzerà con il fuoco delle schede elettorali. Sempre roba di croci comunque. E se la strategia fosse quella della coppia? Così da avere un sindaco d’apparato, capace di mobilitare truppe di cielo mare Asl, che poi va a fare l’amministratore e al tempo stesso l’ideologo per scrivere il senso dell’amministrazione che verrà? Interessante.
L’incontro al Casantini Garden viene vinto ai punti da Rossi. Sta sul pezzo, risponde a tutto, usa bene il verbo, ha persino una postura migliore di quella dell’uomo che conoscevamo ai tempi di Caffeina e poi nell’era Michelini. Quindici anni dopo. Molte bastonate prese in più, parecchia spocchia sudata via, più umiltà. Sta camminando tra la gente. I grandi teorici della supremazia del social neanche lo vedono. Come accade in genere con i siluri.

















