Ascensore Colle del Duomo: trenta metri di bruttezza come porta del centro storico di Viterbo
degrado ex ospedale vecchio 02
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VITERBO - In un mondo pieno zeppo di regole sulla sicurezza, dove (giustamente) un piccolo artigiano viene multato perché magari l'estintore è fuori posto nel suo laboratorio un Comune può permettersi di fregarsene di una situazione fuori da ogni logica.

VITERBO – L’arrivo nel centro storico di Viterbo è da panico. Un corridoio dell’orrido, trenta metri di bruttezza che preparano il cittadino e il turista a entrare sulla piazza che custodisce palazzo papale e la chiesa di San Lorenzo. 

Poche decine di metri che restituiscono tutti il senso possibile di degrado e maldispongono l’animo di chiunque. Ci sono porte e vetrate murate e i vetri sono rotti, belli taglienti e a portata di bambino. In un mondo pieno zeppo di regole sulla sicurezza, dove (giustamente) un piccolo artigiano viene multato perché magari l’estintore è fuori posto nel suo laboratorio un Comune può permettersi di fregarsene di una situazione fuori da ogni logica. Il problema, si badi con attenzione, va avanti da più di un decennio. Da quando, in era Marini, vennero realizzati gli ascensori. 

C’è anche un bel “drappo” con le indicazioni dei lavori che tra poco cadrà in testa a qualcuno, sicuramente ferendolo e mandandolo in ospedale. Una bruttezza intollerabile eppure diventata parte integrante dell’immagine della città. 

Palazzo dei Priori dovrebbe ragionare seriamente su mettere fine a questo scempio quotidiano. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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