
VITERBO – Il Parco dell’Arcionello c’è. Dopo quasi venti anni dalla battaglia di Antonello Ricci i tempi sono maturi. File di volontari e appassionati sono scesi, spinti anche dalle modifiche nelle vite e nelle menti della pandemia Covid-19, verso Fosso Luparo. Negli ultimi mesi è stato fatto un lavoro importante: ripulite intere aree, sistemati sentieri, realizzate mappe.
Soprattutto quest’ultimo aspetto è centrale per permettere al parco di colonizzare l’immaginario collettivo locale e quindi rendere accessibile l’area potenzialmente a tutti i cittadini e a quanti turisti vorranno aumentare la permanenza sul territorio aggiungendo una giornata per l’escursione in un luogo di sicuro interesse e fascino.
La politica è rimasta inchiodata su se stessa per venti anni. Si è guardata comodamente l’ombelico, probabilmente non capendo nemmeno la portata, in termini di buona amministrazione ma anche di costruzione del consenso, di un’azione strutturata per dare alla città un parco vero.
Quanto abbiamo scritto in questi giorni ha spinto molti a scrivere alla redazione de La Fune e c’è un grande entusiasmo sulla questione. Sempre più persone trascorrono del tempo nell’area dell’Arcionello e il fenomeno, grazie al tam tam social, è destinato ad amplificarsi. Manca all’appello una buona amministrazione della cosa pubblica capace di guidare l’ultimo miglio con efficacia, stanziando soldi per comunicare al meglio e tenere nella giusta condizione il parco. Dalle urne uscirà una classe dirigente all’altezza di concretizzare il tutto? Tra qualche mese lo capiremo.


















