Approda alla Basilica de La Quercia "la Madonnella" romana che nel 1976 mosse gli occhi
Madonnina 02
Masicar800x120-optimize
Entra nella Basilica come un viaggiatore stanco che alla fine riconosce la porta di casa.

LA QUERCIA – Certe cose non finiscono mai davvero. Fanno solo dei lunghi giri, custodite nel silenzio di una cassapanca, nella penombra di uno studio notarile o nella memoria di una famiglia, per poi tornare esattamente dove il destino — o qualcosa di molto più grande — le stava aspettando.

Immaginatela, la piccola tavola della Madonna della Pietà. Secoli di polvere, di candele consumate, di sguardi umani posati su di lei mentre fuori il mondo cambiava faccia. Nel 1796, quando le armate di Napoleone correvano e la paura stringeva la gola della vecchia Roma, quella stessa immagine, allora appesa a un cantonale o protetta da un vetro di bottega, fu vista muovere gli occhi. Un battito di ciglia dipinto che scompigliò le certezze degli uomini. C’è chi giura di averla vista guardare il cielo, o forse il vuoto spaventoso di quei giorni. Poi il tempo ha srotolato i suoi anni come un tappeto logoro. È passata tra le mani potenti di un cardinale, il porporato Micara, uomo di tempra antica e velluti pesanti, che l’ha affidata alla cura della famiglia Tedeschi. Un passaggio di consegne nell’ombra della storia privata, tra sigilli di ceralacca e stanze profumate di incenso e vecchie carte.

E ora, improvvisamente, eccola qui. Non più tra i vicoli sbrecciati di una Roma che non esiste più, ma tra le navate monumentali della Basilica Santuario di Santa Maria della Quercia, là dove i tetti d’oro e il marmo di Bregno custodiscono già il mistero di un’altra tegola miracolosa. I fratelli Tedeschi hanno deciso: quel pezzo di legno e di storia non appartiene più a una stanza chiusa.

Entra nella Basilica come un viaggiatore stanco che alla fine riconosce la porta di casa. Nessuno sa davvero cosa videro quegli occhi dipinti nel luglio del 1796, né quali segreti si siano detti sottovoce il Cardinale e i suoi eredi nel corso dell’Ottocento. Ma una cosa è certa: adesso che la piccola Madonnina ha trovato riparo sotto le volte della Quercia, le mura di questo santuario viterbese sembrano farsi un po’ più grandi, pronte a custodire un altro frammento del mistero del mondo.

aiac_banner_02
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Per quindici anni la madre del grande Napoleone fu sepolta nella chiesa delle Monache Passioniste a Tarquinia.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
TdP_Inalazioni
Foto Fisioterapy Center
lafune_300 x 600
Onda
POST FB 02
domenicale post
Masicar300x300-optimize
Jeep_Compass_apex_300x300_200
monastero interno
Fune 300x300
asvis 2
aiac_banner_01