
VITERBO – C’è un momento in cui le pietre di una città smettono di essere semplici minerali squadrati dal tempo e diventano geografie dell’anima, confini invisibili di un mondo che forse non è mai esistito se non nello sguardo di chi sa interrogarlo.
Sabato 26 settembre, alle ore 18,00, il Tusciae Caffè di via San Carluccio si prepara ad accogliere non una comune presentazione letteraria, ma un rito di svelamento. Protagonista è Antonello Ricci con il suo nuovo volume, “Viaggi e paesaggi – Scritti di odeporica, 1994-2025” (Sette Città Edizioni), impreziosito dalla penna dello scrittore spagnolo Juan Manuel De Prada. A dialogare con l’autore sarà Stefano Mecorio, tra le promesse di un misterioso fuoriprogramma che aleggia sull’appuntamento come un presagio.
Sfogliare questo libro significa smarrirsi in un trentennio di esplorazioni e ossessioni. Ricci non descrive luoghi: li evoca, li scava, li resuscita. Ci conduce nella Viterbo del secondo dopoguerra, sospesa in un limbo spettrale dove le macerie della storia cedono il passo a una dimensione mitica, e dove il grigio cupo del peperino si fa nero esistenziale, lo stesso che sembra uscire dalle pagine di Brancati. È una geografia che si allarga e si deforma, toccando le mura poligonali della Ciociaria, le nebbie della Maremma, i silenzi dipinti di Siena.
Attraverso i passi e le parole di giganti come Luzi, Fellini, Pasolini e Rossellini, l’autore insegue il segreto per cui un territorio reale viene trasfigurato dalla lente dell’arte. C’è perfino l’ombra bizzarra e affascinante di un improbabile viaggio italiano di Miguel Cervantes, e le appendici manieristiche dedicate ai soggiorni in terra di Tuscia di Pirandello e dello stesso Pasolini.
Come nota acutamente Juan Manuel De Prada nella sua introduzione, Ricci possiede il raro talento di strappare i luoghi alla banalità del turismo di superficie, costringendoci a guardare ciò che sta dietro il paesaggio. Non semplici cartoline, ma stanze segrete della memoria.
Sabato pomeriggio, tra le mura antiche di via San Carluccio, l’invito è a mettersi in viaggio. Senza muoversi dalla sedia, ma pronti a scoprire che la Tuscia, in fondo, non è soltanto una terra ai margini: è il mondo intero concentrato nello spazio di un campanile smisurato.


















