
VITERBO – C’è un gioco che insegnano da bambini di cui gli adulti troppo spesso sembrano dimenticarsi. Stiamo parlando del “gioco del silenzio”, che alla fine ti fa capire una cosa semplice: il silenzio è più prezioso delle parole messe lì tanto per riempire un vuoto (troppo spesso solo del proprio ego).
In queste ore abbiamo letto il consigliere comunale Ugo Poggi esprimersi sul colore del Palazzo del Podestà rimesso a nuovo di recente. La domanda posta pubblicamente da Poggi è se sia stato rispettato o meno il regolamento dell’ornato.
Ma la cosa più “divertente” è leggere Poggi esprimere pareri su come dovrebbe lavorare la Soprintendenza.
Le dichiarazioni del consigliere sono imbarazzanti per tutta una serie di motivi. In primo luogo da consigliere comunale non sa che il regolamento dell’ornato del Comune di Viterbo non contiene una palette di colori. Poi, da quello che dice, sembra non conoscere che a pronunciarsi in maniera decisiva è la Soprintendenza, dove lavorano esperti. Evidentemente l’attuale Soprintendente ha ritenuto corretto agire nel modo in cui è stato fatto e avrà le sue ragioni tecniche.
Poi non si rende conto che il Palazzo dei Priori è di fatto anche quello bianco, come è stato rifatto il Palazzo del Podestà, dando una continuità cromatica che prima era interrotta. Inoltre non sappiamo dove Poggi abbia studiato il Rinascimento per essere così convinto che l’arancio (sul vecchio intonaco) sia l’unico colore proprio dei palazzi rinascimentali.
La cosa divertente che in molti hanno notato è che l’intervento del consigliere, con la critica sui colori usati e il giudizio da pseudo-esperto della domenica, è lo stesso comparso su una pagina social locale che racconta ogni giorno gli “sfaceli” del centro storico e rappresenta Viterbo come una sorta di “baraccopoli” sudamericana.


















