Anche il consigliere Poggi contagiato dalla sindrome "dello pseudo-esperto della domenica". Dà lezioni alla Soprintendenza sui colori del Palazzo del Podestà
Ugo Poggi
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VITERBO - Non sappiamo dove Poggi abbia studiato il Rinascimento per essere così convinto che l'arancio sia l'unico colore proprio dei palazzi rinascimentali. 

VITERBO – C’è un gioco che insegnano da bambini di cui gli adulti troppo spesso sembrano dimenticarsi. Stiamo parlando del “gioco del silenzio”, che alla fine ti fa capire una cosa semplice: il silenzio è più prezioso delle parole messe lì tanto per riempire un vuoto (troppo spesso solo del proprio ego). 

In queste ore abbiamo letto il consigliere comunale Ugo Poggi esprimersi sul colore del Palazzo del Podestà rimesso a nuovo di recente. La domanda posta pubblicamente da Poggi è se sia stato rispettato o meno il regolamento dell’ornato. 

Ma la cosa più “divertente” è leggere Poggi esprimere pareri su come dovrebbe lavorare la Soprintendenza. 

Le dichiarazioni del consigliere sono imbarazzanti per tutta una serie di motivi. In primo luogo da consigliere comunale non sa che il regolamento dell’ornato del Comune di Viterbo non contiene una palette di colori. Poi, da quello che dice, sembra non conoscere che a pronunciarsi in maniera decisiva è la Soprintendenza, dove lavorano esperti. Evidentemente l’attuale Soprintendente ha ritenuto corretto agire nel modo in cui è stato fatto e avrà le sue ragioni tecniche. 

Poi non si rende conto che il Palazzo dei Priori è di fatto anche quello bianco, come è stato rifatto il Palazzo del Podestà, dando una continuità cromatica che prima era interrotta. Inoltre non sappiamo dove Poggi abbia studiato il Rinascimento per essere così convinto che l’arancio (sul vecchio intonaco) sia l’unico colore proprio dei palazzi rinascimentali. 

La cosa divertente che in molti hanno notato è che l’intervento del consigliere, con la critica sui colori usati e il giudizio da pseudo-esperto della domenica, è lo stesso comparso su una pagina social locale che racconta ogni giorno gli “sfaceli” del centro storico e rappresenta Viterbo come una sorta di “baraccopoli” sudamericana. 

 

 

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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