Altri privati pronti a investire sulla riqualificazione della città, il modello di largo Africa apre una nuova via
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VITERBO - Se il modello troverà una scalabilità diventerà più semplice per Palazzo dei Priori garantire il decoro, per decenni piuttosto trascurato, della città. 

VITERBO – Il modello di largo Africa, che sta generando polemiche in queste ore, sembra destinato ad avere successo nella città capoluogo. L’idea che un privato possa intervenire per riqualificare in accordo con il Comune spazi adiacenti alla propria attività ha fatto drizzare le antenne anche ad altri imprenditori che magari da decenni sopportano situazione di degrado a ridosso delle proprie attività.

L’opportunità di una riqualificazione pagata di propria tasca per chi sta nel commercio o nei servizi deriverebbe dal fatto che un ambiente più curato è più attrattivo di uno degradato. L’esborso di denaro quindi sarebbe compensato da un miglioramento dell’attrattività dell’attività che si tradurrebbe in maggiori incassi. Quando, nella giornata di ieri, la notizia di un imprenditore (titolare del supermercato) pronto ad accollarsi i lavori del parcheggio di largo Africa, abbandonato da venti anni, ha iniziato a diffondersi ci sono stati altri che avrebbero manifestato l’intenzione di emularlo. A Palazzo dei Priori non sarebbero arrivate altre richieste ufficiali ma i bene informati parlano di qualche ragionamento sulle orme dell’esempio di largo Africa che si sarebbe aperto.

Se il modello troverà una scalabilità diventerà più semplice per Palazzo dei Priori garantire il decoro, per decenni piuttosto trascurato, della città. 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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