
VITERBO – L’Istituto più inclusivo del capoluogo è la Bonaventura Tecchi. Qui oltre il 41% degli iscritti è appartenente a famiglie non italiane rappresentative di 22 diverse nazionalità.
Una presenza significativa di ragazzi provenienti da famiglie arrivate in Italia da diversi Paesi del mondo che ne fa necessariamente un modello d’inclusione ma anche un laboratorio di convivenza civile da cui è possibile spunto per affrontare in maniera seria, anche nella sua declinazione local, il tema dell’immigrazione.
Gli studenti della Tecchi sono stati protagonisti, questo fine settimana, del Festival dell’Educazione Emotiva. Partire da questo Istituto è il segno dell’attenzione che a livello comunale si sta mettendo su temi sociali importanti. Un lavoro che avviene dietro le quinte, meno significativo sul piano dell’immagine come potrebbe essere tagliare il nastro di un mercatino ma sicuramente molto importante.
Un tema, quello dell’immigrazione, molto spinoso perché anziché essere affrontato con razionalità è stato colonizzato dalla politica che ne ha fatto terreno di scontro per le proprie campagne elettorali, dove sta contando sempre meno il bene dei territori da amministrare e sempre più il risultato personalistico della vittoria delle elezioni. Ma, al di là delle posizioni elettorali (da scegliere in base alla tessera di partito che si ha in tasca), una riflessione immediata che questi numeri aprono è semplice: se non ci fossero stati questi ragazzi che compongono la quota del 41% una storica scuola viterbese sarebbe oggi mezza vuota. Su questo i cervelli dovrebbero attivarsi e le tessere di partito perdere di significato diventando quasi, se non del tutto, ridicole.


















