
Oggi Aliante della Tuscia ci porta nel Cinquecento, quando scesero in Italia quei “diavoli” dei Lanzichenecchi. Nella loro marcia verso Roma, dove volevano impiccare il papa con una corda d’oro, seminarono morte e distruzione. Ci provarono anche a Viterbo ma le cose gli andarono male per un caso …
Viterbo protagonista di due momenti salienti della Storia d’Italia e d’Europa: dal sacco di Roma del 1527 alla fondazione dell’Ordine di Malta. Correvano per la Chiesa di Roma anni difficili. Il Sacro Romano Impero di Carlo V, desideroso di rovesciare il potere temporale della cristianità, aveva fatto ricorso alle opere di morte di mercenari prezzolati e senza scrupoli: il Lanzichenecchi.
Questi si dicevano difensori della causa del luteranesimo ma, in realtà, erano dei tagliagole senza scrupolo alcuno; disposti a mettersi al servizio del miglior offerente. In una condizione di degrado socio politico come quella, l’Europa intera stava preparando il terreno per ridisegnare l’organigramma dei poteri che configureranno, verso la metà del Seicento, l’assetto istituzionale dei nuovi stati moderni.
Gli eventi funesti per il papato culminarono con quello che passò alla storia come il Sacco di Roma, nel 1527. Orde di barbari devastarono e saccheggiarono l’Urbe e le cittadine circostanti tra cui, per l’appunto, Viterbo.
Come fa notare l’eminentissimo storico Giuseppe Signorelli, autore di ‘Viterbo nella storia della Chiesa’, nel momento in cui i Lanzichenecchi passarono per Viterbo era capitano del Popolo il Gran Maestro dell’Ordine di Gerusalemme Philippe de Villiers de L’ Isle-Adam che, in quegli anni, si trovava a Viterbo per costituire il nuovo sacro Capitolo dell’Ordine.
Il caso volle che, in quegli anni, il Magnifico Solimano dei Turchi avesse sbaragliato, con oltre 20 mila uomini, il baluardo gerosolimitano di Rodi. I pochi cavalieri superstiti, tra cui il Gran Maestro, furono costretti a ripiegare nel Regno delle due Sicilie.
Da qui si imbarcarono per il porto di Civitavecchia e poi marciarono fino a Viterbo dove, il Papa Clemente VII, concesse loro la Rocca perché vi organizzassero il Capitolo dell’Ordine. Fu infatti proprio a Viterbo che nacque l’Ordine di Malta e che il nuovo assetto di quest’ultimo prese forma. Ai gerosolimitani venne data la Chiesa di San Faustino perché essi vi svolgessero i propri riti religiosi e al de L’Isle-Adam venne affidato dal Papa l’incarico di Capitano del Popolo.
Proprio in quel momento si verificava il passaggio dei barbari Lanzichenecchi diretti a Roma. Dove essi passarono fecero razzia, travolsero gente e curiosi per le strade. Nulla di riconducibile al dono della vita, per essi, contava neppure la metà dello squallido soldo con cui erano pagati. In questo contesto si deve al valore del Gran Maestro del futuro Ordine di Malta la salvaguardia e la custodia di preziose reliquie custodite a Viterbo.
Philippe de L’Isle-Adam fece nascondere nella Rocca la Croce, la Madonna di Filermo e altri tesori sacri conservati presso la chiesa di San Faustino. Avendo armato i Viterbesi e animato i loro cuori, assunse la difesa della città e tenne testa ai Lanzichenecchi, guidati dal Connestabile di Borbone, fino al momento in cui essi proseguiranno verso Roma senza trovar traccia di quei preziosi tesori tanto cari alla nostra identità storica.


















