

Un nuovo viaggio con Aliante della Tuscia, partendo dal recente ritrovamento della stele di Vicchio.
Dalle straordinarie scoperte archeologiche nel Viterbese al recente ritrovamento della stele di Vicchio, i nostri antenati Etruschi offrono interessanti spunti di riflessione sull’attuale crisi economica.
Risale al 31 marzo scorso la straordinaria notizia che un team di archeologi del
Mugello Valley Acheological Project, gruppo di ricerca diretto dal professor Gregory Warden e dal dottor Michael Thomas, ha rinvenuto una particolare pietra con iscrizioni in lingua etrusca.
In Toscana, più precisamente a Vicchio, vicino Firenze, è venuta alla luce della consapevolezza storica una stele con caratteri etruschi; alta poco più di un metro e dal peso di 227 chili.
Si pensa che fosse stata parte di un tempio sacro, successivamente demolito per fare posto a un edificio di maggiori dimensioni. Chiaramente a fare queste ipotesi sono studiosi svizzeri e americani, mentre noi italiani stiamo a crogiolarci sulla crisi e a pensare a quale percorso astruso di ingegneria iscrivere i nostri figli.
Del resto l’archeologia, come la storia, sono percorsi coi quali “non ci si mangia”, come era anche tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta del secolo scorso, durante i quali preferimmo lasciare che fosse la Svezia ad attribuirsi il merito di aver riportato alla luce i resti della celebre civiltà di Acquarossa, alle porte di Viterbo e risalente all’età del Bronzo.
Nulla da togliere ai colleghi studiosi e ricercatori stranieri, anzi, menomale che
ci sono loro ad apprezzare e valorizzare i pilastri delle civiltà che, nel lungo
cammino della storia umana, hanno via via steso la campitura sulla cui base ha
preso forma quel meraviglioso dipinto in fieri dell’evoluzione umana.
Re Gustavo di Svezia, il principe archeologo, venne dalla sua amata terra per fondare un centro di ricerca proprio a Roma che, in trent’anni, ha lavorato
veramente molto, anche nel Viterbese. Per carità occorre, per onestà intellettuale, ricordare anche alcuni illustrissimi archeologi italiani che hanno portato alla luce importantissime scoperte sugli Etruschi nel Viterbese ma anche in tutto il resto dell’Etruria.
Citiamo il professor Mangosi e il professor Garbini che tradussero le lamine di
Pyrigi, testimonianza scritta della lingua etrusca che permise un confronto tra questa e il fenicio.
Citiamo anche, a dispetto del suo nome che potrebbe trarre in inganno, l’archeologo italiano Luigi Prenier che portò alla luce dei resti tra Montefiascone e Zepponami, ricondotti alla mitica civiltà di Rinaldone.
Al di là del dovere di cronaca, lecito ma inutile se usato come alibi, lasciarsi
sfuggire nel 2016 un primato mondiale in una scoperta così significativa,
appare controproducente oltre che un peccato intellettuale. Si parla di crisi, ma
la crisi è legata alle idee e solo in seguito all’economia.
Quanto prestigio e quanto denaro si potrebbe generare dal dare lavoro a degli
italiani per valorizzare il proprio territorio? Sono forse dei folli coloro che
vengono da lontano per lavorare con la nostra Storia? Forse gli stranieri sono
più ricchi di noi, è vero, ma venendo da lontano investono molti più soldi di
quanti ne dovrebbero spendere gli Italiani che hanno questo patrimonio
archeologico in casa propria. Occorre poi contare l’enorme ritorno e l’enorme
sviluppo territoriale del turismo e dell’economia che simili ritrovamenti
generano.
Parlo di sviluppo perché la grandezza del futuro, sia essa tecnologica o
informatizzata, si erge sui pilastri della grande storia che l’ha preceduta e resa
possibile. Ci sono ingegneri e informatici che possono parlare di World Wide Web solo perché, millenni fa, c’è stato chi ha inciso graffi su una stele di pietra.
Che la stele di Vicchio, come la civiltà di Rinaldone, come le tavolette di Pyrgi,
siano dunque tanti stimoli e tante occasioni di lavoro per valorizzare il lavoro
degli umanisti Italiani. Grazie a quest’ultimi, e solo a quest’ultimi, è possibile risalire alle origini di quelle logiche meramente quantitative che oggi
ricerchiamo con ossessione compulsiva nel guadagno.

















