Al Comune di Viterbo rimane solo una strada: la campagna elettorale e il voto
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Rimane solo la campagna elettorale da attendere nella sua esplosione più virale e poi il voto. La maggioranza di Leonardo Michelini respira affannosamente, è come se sospirasse a ogni passo a ogni decisione a ogni minuto che passa.

Rimane solo la campagna elettorale da attendere nella sua esplosione più virale e poi il voto. La maggioranza di Leonardo Michelini respira affannosamente, è come se sospirasse a ogni passo a ogni decisione a ogni minuto che passa.

Prospettiva, visione, cambiamento sono solo parole sventolate in campagna elettorale. Poi il vento non ha prodotto quanto annunciato ormai quasi cinque anni fa. Tutto è finito, con le mille difficoltà che il quadro politico locale dovrà affrontare per generare altri schemi di governo possibile.

Tra consiglieri persi e passati alla minoranza, civici vestiti da Mo.Ri e Viva Viterbo in rotta di collisione con il Partito Democratico i giochi sono finiti. Il tutto si trascina ormai stancamente e tutti sembrano voler andare avanti spinti da una sola forza concreta: l’inerzia.

L’amministrazione Michelini è diventata un guscio vuoto. Svuotata dalle faide tra i gruppi politici e all’interno degli stessi. I consigli comunali sono ridotti a “guerriglia” disorganizzata e a schermaglie. Capacità d’incidere sul territorio ridotta ai minimi termini. Peccato, perché questi cinque anni potevano davvero segnare un cambiamento. I cittadini l’avevano vista così, poi è andato in scena un altro film.

Si apparecchiano mesi di corpo a corpo, propaganda all’arma bianca e macchine del fumo pronte a rimescolare i confini dell’ambiente. Poi il bivio: “il gattopardismo” o “l’armageddon”. Tutto nella roulette delle urne.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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