

BAGNOREGIO – Un vuoto che pesa, quello lasciato nella piazza centrale di Castel Cellesi. Diciassette lecci, che per 25 anni hanno tracciato il perimetro del cuore della frazione, non ci sono più. Sono stati abbattuti lo scorso 22 giugno, in esecuzione dell’ordinanza numero 82 firmata dal sindaco Luca Profili, dando seguito a una fine che era purtroppo segnata dal momento in cui era emersa la mano ignota dell’uomo.
La vicenda, che ha profondamente scosso la comunità, era venuta a galla nei mesi scorsi quando, su diverse piante, erano stati rinvenuti dei fori sospetti praticati nei tronchi. All’interno, secondo quanto emerso dagli accertamenti, sarebbe stata versata una sostanza tossica, letale per la vita dei lecci. Un gesto premeditato che ha costretto l’amministrazione comunale a una difficile valutazione: constatata l’irreversibilità del danno, non restava che procedere all’abbattimento per ragioni di sicurezza.
Mentre la piazza cambia volto, proseguono senza sosta le indagini condotte dai carabinieri forestali di Lubriano. Al momento, l’identità del responsabile rimane avvolta nel mistero, così come il movente che ha spinto qualcuno a compiere un atto così spregevole verso un bene pubblico.
Non mancano, nel borgo, le speculazioni. Alcuni cittadini hanno sollevato il tema dei possibili danni causati dalle radici agli impianti idrici e fognari delle abitazioni affacciate sulla piazza. Una pista che gli investigatori dovranno valutare con estrema attenzione, evitando di cedere a facili conclusioni o accuse affrettate che potrebbero inquinare il clima già teso nel paese.
L’abbattimento ha riacceso l’amarezza. C’è chi, tra i residenti, avrebbe sperato in un intervento meno drastico, convinto che alcune piante avrebbero potuto essere salvate. Allo stesso tempo, si leva alta la richiesta di chiarezza: “Chi ha sbagliato deve essere individuato”. È il sentimento unanime di chi vede in questo gesto una forma inaccettabile di “giustizia fai da te”, che non ha fatto altro che sottrarre alla collettività un pezzo di storia e di paesaggio.
Non mancano, infine, dubbi sui tempi dell’intervento. Sebbene il sindaco Profili avesse confermato, solo il mese scorso, che non vi fossero immediate criticità legate alla stabilità delle piante, la presenza di sostanze tossiche ha imposto un cambio di passo. Ora, la palla passa agli inquirenti: la speranza di Castel Cellesi è che, oltre al danno ambientale, arrivi presto anche la risposta della giustizia.

















