Addio ShiZen, chiude il primo ristorante sushi di Viterbo
Shizen
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VITERBO - Sicuramente a determinare il tutto l'eccessiva offerta di locali sushi ma probabilmente ci sono anche motivi e ragioni che hanno a che fare con un impoverimento progressivo che il capoluogo della Tuscia sta vivendo ormai da anni. 

VITERBO – “Grazie di Quore a tutti i clienti che ci hanno accompagnati tutti questi anni”. Chiude così il sipario su ShiZen, primo ristorante di sushi ad aprire nella Tuscia. 

All’inizio era nella zona della Grotticella, poi il trasferimento al Riello con lo start sul “mitico nastrino”, anche questo una novità per i viterbesi. Poi l’esplosione della moda sushi su tutta la città e l’apertura progressiva di tanti altri ristoranti simili. 

Una vera e propria “bolla sushi” sulla piazza viterbese, resa un’onda di tzunami dalla modo dell’all you can eat: la formula che permette di mangiare quanto si vuole pagando un prezzo fisso. 

Se l’apertura di un’attività è un momento di festa per un’intera comunità la sua chiusura deve fare riflettere. Sicuramente a determinare il tutto l’eccessiva offerta di locali sushi ma probabilmente ci sono anche motivi e ragioni che hanno a che fare con un impoverimento progressivo che il capoluogo della Tuscia sta vivendo ormai da anni. 

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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