Abbiamo bisogno dell'immigrazione? Fabio Gagni (Se Ami Tarquinia): "Serve avere gente capace"
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Viterbesi razzisti? Abbiamo bisogno dell'immigrazione per fare funzionare la nostra economia e il sistema del lavoro anche a livello locale? Su questo interrogativo posto da Giulio Della Rocca ha voluto esprimersi Fabio Gagni di 'Se Ami Tarquinia'. Riportiamo il suo intervento. 

Viterbesi razzisti? Abbiamo bisogno dell’immigrazione per fare funzionare la nostra economia e il sistema del lavoro anche a livello locale? Su questo interrogativo posto da Giulio Della Rocca (leggi qui) ha voluto esprimersi Fabio Gagni di ‘Se Ami Tarquinia’. Riportiamo il suo intervento.

“Posso parlare solo a livello locale, quale esponente di un progetto civico strettamente legato al territorio quale Se Ami Tarquinia. Stiamo osservando un calo del turismo estivo, che mi hanno confermato alcuni operatori del settore, ma ciò si inserisce in un trend più ampio, nazionale (basti pensare che vari quotidiani hanno riportato le dichiarazioni di Antonio Capacchione, presidente del Sindacato Italiano Balneari aderente a Fipe/Confcommercio, che parla per Luglio 2025 di un -15% del turismo balneare rispetto allo scorso anno).

Come detto più volte, a mio avviso per un arricchimento dell’immagine territoriale, di quello che in gergo viene detto “destination brand”, occorre puntare sulla valorizzazione delle peculiarità cittadine: le unicità, la storia, l’archeologia, il centro storico, le tradizioni, le opportunità turistiche legate alla natura come i cammini e le aree naturali, l’enogastronomia, l’artigianato.

Non credo che la soluzione sia il ricorso all’immigrazione; a mio avviso è discriminatorio pensare che per lavorare in una cucina o in un campo occorra necessariamente assumere persone straniere, come se si trattasse di “lavori di serie B per persone di serie B”. Non è così, ed è ora di cambiare questa mentalità.

Per farlo, credo sia basilare coinvolgere, appassionare e interessare le nuove generazioni mostrando una strada “local”. E’ fondamentale combattere l’idea che per avere un futuro di successo occorra andare a lavorare altrove o addirittura all’estero; è responsabilità nostra, invece, sostenere le eccellenti scuole locali, che già cercano di fare il possibile, nel far capire le infinite possibilità di sviluppo sostenibile del posto in cui viviamo e riportare all’idea di formazione sul campo, gavetta, sviluppo di idee, ecc.

Per fare questo, oltre a passare messaggi positivi e a mostrare le bellezze del territorio (anziché bombardare le menti degli adolescenti di critiche su ciò che non va della città), dobbiamo puntare sul loro coinvolgimento nelle iniziative positive, su un incremento dell’alternanza scuola lavoro, e sul conferire maggiore notorietà a tutte quelle figure locali che, costruitesi da sole, hanno creato idee imprenditoriali vincenti partendo dal basso. Tutto ciò può far davvero tornare i giovani ad apprezzare il valore del lavoro: ma il cambiamento deve essere promosso, e dunque partire, in primis dalla mentalità di noi cittadini adulti”.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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