A Viterbo il primo museo etrusco della storia. Correva l'anno 1494 quando i sarcofagi trovarono spazio nell'attuale Palazzo della Prefettura
Prefettura
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STORIE - A volte, cercando di recuperare un'identità, ci si imbatte in notizie sorprendenti. Come il fatto che Viterbo è sicuramente stata la prima città ad avere un museo etrusco. Venne allestito in quello che oggi è il palazzo della Prefettura. Correva l'anno 1494, mezzo millennio fa, e tutto iniziò collocando all'interno degli spazi del palazzo quattro sarcofagi che Frate Annio aveva scoperto in località Cipollara (al confine tra Viterbo e Tuscania).

STORIE – Viterbo l’etrusca. In pochi quando pensano al capoluogo della Tuscia hanno in mente il suo carattere etrusco. Questo, essenzialmente, a causa di un tentativo – tra l’altro poco funzionale – di caratterizzare la città sotto il profilo turistico puntando sui papi.

Ma cercando di recuperare questa identità ci si imbatte in notizie sorprendenti. Come il fatto che Viterbo è sicuramente stata la prima città ad avere un museo etrusco. Venne allestito in quello che oggi è il palazzo della Prefettura. Correva l’anno 1494, mezzo millennio fa, e tutto iniziò collocando all’interno degli spazi del palazzo quattro sarcofagi che Frate Annio aveva scoperto in località Cipollara (al confine tra Viterbo e Tuscania).

Vennero addirittura benedetti da papa Alessandro VI, che volle essere presente al momento dell’apertura della tomba che li custodiva. Dalle tracce scritte rimaste erano di ottima fattura, con coperchio figurato e iscrizioni. Ma di questi manufatti si perse poi ogni traccia.

Due secoli dopo, nello stesso luogo (località Cipollara), venne rinvenuta una nuova tomba molto ricca. Si andarono ad aggiungere ulteriori pezzi e il tutto venne trasferito a Palazzo dei Priori, dove nel 1821 nacque il Museo e Gabinetto Accademico. La collezione subito vari furti e sparizioni finché nel 1881 nacque sempre a Palazzo dei Priori il Museo Municipale. Trasferito poi nel 1912 presso l’area della chiesa di Santa Maria della Verità. Il 3 settembre 1955, giorno del Trasporto della Macchina di Santa Rosa venne inaugurato l’attuale Civico di piazza Crispi.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sette vite spezzate in un lampo di fuoco e polvere.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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