
VENEZIA – Dal 6 marzo 2026 l’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale ospita “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”: un progetto di grande respiro scientifico e divulgativo, sul ruolo fondativo dell’acqua nell’orizzonte del sacro e per lo sviluppo delle società in due grandi civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti.
Il progetto espositivo a cura di Margherita Tirelli e Chiara Squarcina, è organizzato dalla Fondazione Musei Civici del Comune di Venezia, con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici e realizzata in collaborazione con Fondazione Luigi Rovati, riunisce così reperti archeologici di straordinario valore, molti dei quali inediti e provenienti da scavi recenti, grazie a prestiti di eccezionale prestigio concessi da importanti istituzioni museali italiane.
La conferenza stampa di presentazione della mostra si terrà mercoledì 14 gennaio 2026 alle ore 11:30 presso la Sala Spadolini del Ministero della Cultura (Via del Collegio Romano, 27 – Roma).
Una promozione davvero internazionale per un popolo che ha prosperato nell’attuale Viterbese e che farà sicuramente molto bene anche ai flussi turistici della Tuscia. L’esposizione sarà suddivisa in sezioni tematiche esponendo opere provenienti dai porti tirrenici di Vulci e Pyrgi, insieme ad altri significativi manufatti votivi etruschi provenienti anche dalla Fondazione Luigi Rovati di Milano, proponendo «in modo totalmente inedito e sorprendente» un dialogo con i principali santuari veneti di età pre-romana e i loro materiali votivi, provenienti principalmente dal santuario di Altino – città “madre” di Venezia – di Este, dedicato a Reitia, la dea del fiume, da quelli di San Pietro in Montagnon (Montegrotto Terme, Padova) e di Lagole (Calalzo di Cadore, Belluno). Luoghi con relazioni limitate o minime con la civiltà etrusca. Come d’altronde i siti tirrenici avevano relazioni minime con il Veneto.


















