A Graffignano: cacciati in 5 dalla piscina perché hanno la pelle nera
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La notizia riguarderebbe un gruppo di richiedenti asilo e rifugiati ospitati nel piccolo centro della Tuscia. A raccontare l’accaduto è stata Ilena Caravello, gestore del Casone di Graffignano. Sul tema è intervenuto anche Arci Solidarietà Viterbo

Fuori dalla Piscina comunale perché hanno la pelle nera. La notizia riguarderebbe un gruppo di richiedenti asilo e rifugiati ospitati nel piccolo centro della Tuscia. A raccontare l’accaduto è stata Ileana Caravello, gestore del Casone di Graffignano. Sul tema è intervenuto anche il Comitato provinciale dell’Arci.

“Li hanno letteralmente cacciati dalla piscina comunale senza un valido motivo – ha spiegato a Tusciaweb (qui) – Avrei potuto capire se avessero fatto qualcosa di male, ma non ne hanno avuto neanche il tempo. Sono semplicemente entrati e usciti perché qualcuno dal pregiudizio facile si lamentava”.

Ileana Caravello ha poi riportato la testimonianza dei cinque ragazzi cacciati. Alcuni bagnanti avrebbero detto che, essendo di colore, avrebbero sporcato l’acqua. Il gestore avrebbe poi sottolineato che sarebbe servita l’iscrizione all’associazione sportiva e di fronte alla disponibilità a pagare la quota avrebbe chiesto di portarli altrove “perché di diversa cultura”.

Sul tema è intervenuta anche Arci Solidarietà Viterbo (qui) che ha chiesto che “il Comune di Graffignano faccia chiarezza su quanto accaduto e prenda provvedimenti sanzionatori nei confronti dei gestori della Piscina Comunale”.

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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