

BRUXELLES – Accade talvolta che il tempo, il grande e pazzo ingranaggio che governa la sorte degli uomini, decida di fermarsi per un istante tra la polvere di una falegnameria della Tuscia e i corridoi immensi, illuminati a giorno, di un palazzo di Bruxelles.
Pochi lo sanno, ma dove il vetro e l’acciaio delle istituzioni comunitarie tagliano il cielo grigio del Nord, c’era in questi giorni qualcosa di antico. Un’ombra laboriosa, ostinata, che risale a ottant’anni fa. Era il 1946 quando le micro e piccole imprese d’Italia mossero i primi passi dentro un paese ancora in macerie. Oggi quella storia — la storia di Confartigianato Imprese — è arrivata fino al cuore dell’Europa per reclamare un diritto fondamentale: non essere dimenticata.
Il presidente nazionale Marco Granelli ha guidato la missione oltre le alpi, giungendo a colloquio con la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e con la vicepresidente Antonella Sberna. Proprio lì, nel grande formicaio delle leggi, è risuonato l’antico principio del Think Small First: pensare prima in piccolo, affinché ogni decreto non finisca per schiacciare le spalle del fabbro, del sarto, dell’artigiano di provincia.
“Celebrare ottant’anni di storia qui ha un senso preciso,” riflette Andrea De Simone, segretario di Confartigianato Imprese Viterbo. “Le regole che decidono del nostro pane quotidiano nascono sempre più spesso in questi palazzi. È tempo che le piccole aziende diventino le vere protagoniste di questa Europa.”
Non è un caso che a raccogliere la sfida sia un’interlocutrice viterbese. Antonella Sberna, insediata ai vertici del Parlamento europeo, conosce le strade di casa, la burocrazia che soffoca, le ansie di un credito che tarda e le incognite della transizione verde.
“Confartigianato è il genio del nostro tessuto economico,” ha commentato la vicepresidente Sberna a margine dei confronti sui dossier industriali. “In un momento di grandi scelte legislative, dobbiamo far sì che l’Europa risponda alle esigenze reali della nostra economia, proteggendo quel fiore all’occhiello che non possiamo permetterci di penalizzare.”
Sullo sfondo resta la Tuscia, con la sua manifattura, il suo agroalimentare, quel ricamo sottile di botteghe che resiste al tempo. In attesa del 2030 — quando la sezione provinciale festeggerà i suoi ottant’anni locali — il ponte tra Viterbo e Bruxelles è stato gettato. Ora resta da vedere se i palazzi di vetro sapranno davvero ascoltare il rumore degli attrezzi al lavoro.

















