55 anni fa il terremoto di Tuscania: una storia di distruzione, paura e solidarietà ancora viva
Tuscania
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"Sembra ieri....il terrore e le sirene senza sosta. Poi le notizie e la mattina raggiunsi Tuscania per portare aiuti. Con gli occhi pieni del disastro".

TUSCANIA – Cinquantacinque anni fa, correva l’anno 1971, la terra iniziò a tremare a Tuscania e lo fece per giorni. L’orco seminò distruzione e paura. Ma fece nascere anche un sentimento comune di solidarietà. In queste ore abbiamo pubblicato su La Fune – Il Giornale dei Viterbesi un contributo di Monsignor Davide Maccari, Rettore del Santuario della Madonna Addolorata di Tuscania, che ha definito quei giorni, dal 6 all’11 febbraio, come uno spartiacque storico, umano e identitario per il paese.

Il bilancio di quel disastro fu pesantissimo: 31 morti, centinaia di feriti, migliaia di sfollati. Il ricordo di quei giorni, dei giorni del terremoto di Tuscania, è vivo ancora oggi. Subito dopo la pubblicazione dello scritto del Monsignore, lucido e toccante, sono arrivati in redazione una serie di interventi, di ricordi. Abbiamo deciso di rilanciarli e condividerli con tutti perché testimonianza importante di memoria di quei fatti.

Giustino Marchiò: “Stavo per compiere 11 anni, non avevo mai sentito il terremoto in vita mia e intatti lì per lì non capii. Dissi a mio padre che secondo me un trattore era andato contro la nostra abitazione. Mia madre in quel momento non c’era, mio padre fece un sorrisetto poi mi disse “non spaventarti, nessun trattore, questo è il terremoto”. Dopo un attimo rientrò mia madre, gridando “il terremoto!”. “Il terremoto”, tutti in strada gridavano.

A quel punto presi coscienza del fatto ed ebbi paura, quando poi ci fu la seconda scossa ero terrorizzato. Quella notte la passammo in un casolare di campagna con altri parenti. Un freddo, avremmo dovuto dormire su dei sacchi di iuta ma non chiusi occhio. Poi si seppe che l’epicentro era a Tuscania, dove c’erano stati anche diversi morti. Per fortuna al mio paese solo qualche crepa in case vecchie. Rimasi così scosso che per mesi non volli più sedermi nel posto in cui ero seduto al momento della prima scossa”.

Franca Catone: “Ricordo quel pomeriggio come fosse ora, stavo studiando la Divina Commedia. Le mie compagne di scuola a Viterbo molte erano di Tuscania”.

Francesca Carella: “Sembra ieri….il terrore e le sirene senza sosta. Poi le notizie e la mattina raggiunsi Tuscania per portare aiuti. Con gli occhi pieni del disastro”.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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