

Negli anni passati un autore viterbese che si cela sotto lo pseudonimo di Johann Beistler pubblicava periodicamente sul quotidiano online La Città (diretto da Mauro Galeotti) alcuni suoi brevi scritti. Il contenuto era tra fantascienza e fantasy, con un occhio spesso ironico sull’oggi, e ogni raccontino non doveva superare le 400 parole.
Raggiunta quota 40 raccontini, terminata nel frattempo l’esperienza de La Città, Johann Beistler pubblicò quelli editi (40) con il titolo di “Fantasy max 400 parole”, per i tipi de La Bussola, nel 2022. I vecchi raccontini di Beistler hanno una data che spazia dal 1963 al 2021. Oggi Beistler ha disponibili una trentina di nuovi raccontini, scritti tra il 2022 e il 2025, e ha contattato La Fune – Il Giornale dei Viterbesi (quindi anche il suo) per pubblicarli periodicamente.
Anche questa settimana la pubblicazione dei racconti di Johan Beistler per i lettori de La Fune.
400 PAROLE – Aveva l’incedere incerto della persona molto anziana, alle casse del Supermercato. Notai il cappello di lana celeste e la sciarpa rossa che le avvolgeva due volte il collo, mentre faticava a infilare la spesa in una borsa poco capiente. Accennai ad aiutarla, e lei mi sorrise con gratitudine, poi si allontanò lentamente dalla cassa verso l’uscita, un po’ inclinata dal lato della pesante busta con la spesa.
Uscito dal Supermercato, mi infilai in macchina e decisi di dirigermi verso un altro Supermercato, perché non ero riuscito a trovare ancora i torroncini che mi servivano. Tre minuti di viaggio. Trovare parcheggio fu difficile — era pur sempre la vigilia di Natale e la gente si attardava nelle ultime compere — ma alla fine raggiunsi l’ingresso.
Fu qui che incrociai la vecchina; era lei, certo: stessa sciarpa, stessa statura, stesso cappello di lana, stesso sguardo benevolo. Accennai un saluto, ma ero già in preda ai miei pensieri: come poteva essere lì? Aveva anche lei la macchina? Improbabile, visto il tipo. Era accompagnata da un parente, da un conoscente? Evidentemente. Certo, una singolare coincidenza che avesse compiuto il mio stesso itinerario…
Cercai di non interrogarmi oltre, stringendomi nelle spalle. Ora toccava all’ultima tappa: ritirare la torta natalizia dal pasticcere di fiducia. Fui fortunato nel parcheggio: proprio davanti alla pasticceria, seppur sul lato opposto della strada. Aprii lo sportello e subito la vidi. Ancora la vecchina. Era sulla porta della pasticceria e mi guardava intensamente, sempre con quel sorriso appena accennato. Rimasi di stucco e mi bloccai di colpo, mentre un paio di persone mi superavano, attraversando la via.
Stridore di freni, un urlo. Vociare scomposto. Davanti a me, quelle due persone erano state investite sulle strisce pedonali da un’auto che le aveva trascinate per alcuni metri. Una si lamentava, l’altra era riversa immobile a terra. C’era anche sangue sull’asfalto, e già qualcuno si era prestato a chiamare concitatamente al cellulare un’ambulanza. Guardai di nuovo versa la vecchina: stava ancora lì e mi sorrideva. Se non mi
fossi fermato di botto in preda ad una grande sorpresa nel vederla per la terza volta in mezz’ora di fronte a me, sarei stato io la vittima designata di quell’automobilista distratto. Mi guardai intorno inebetito, volevo ringraziarla. Ma lei era sparita.
Ci sono gli angeli custodi? E come sono fatti, anzi, come ci appaiono? Ma li riconosciamo? Forse dobbiamo meritarcelo, di vederli e di apprezzarli. Magari basta poco, forse solo un pizzico di benevolenza, un sorriso… chissà…
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Gennaio 2024




















