400 Parole - Io e lei
amore
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Un incidente d’auto che stronca d’improvviso un profondo rapporto d’amore. Loro provano a ritrovarsi, a cercarsi, ma il destino sembra volerli allontanare. Eppure l’Essere Umano sa sottrarsi alla sorte, o sa piegarla ai suoi voleri e alle sue speranze.

Negli anni passati un autore viterbese che si cela sotto lo pseudonimo di Johann Beistler pubblicava periodicamente sul quotidiano online La Città (diretto da Mauro Galeotti) alcuni suoi brevi scritti. Il contenuto era tra fantascienza e fantasy, con un occhio spesso ironico sull’oggi, e ogni raccontino non doveva superare le 400 parole.

Raggiunta quota 40 raccontini, terminata nel frattempo l’esperienza de La Città, Johann Beistler pubblicò quelli editi (40) con il titolo di “Fantasy max 400 parole”, per i tipi de La Bussola, nel 2022. I vecchi raccontini di Beistler hanno una data che spazia dal 1963 al 2021. Oggi Beistler ha disponibili una trentina di nuovi raccontini, scritti tra il 2022 e il 2025, e ha contattato La Fune – Il Giornale dei Viterbesi (quindi anche il suo) per pubblicarli periodicamente.

Anche questa settimana la pubblicazione dei racconti di Johan Beistler per i lettori de La Fune.

 


Al tornante in discesa la macchina proseguì dritta, mentre Io giravo inutilmente il volante, che non comandava più sulle ruote. Mentre volavamo giù nell’abisso, Io e Lei ci guardammo intensamente negli occhi e ci prendemmo per mano.

Non so quanto tempo era trascorso. Ci ritrovammo su due letti d’ospedale, affiancati. Io non potevo muovermi, e neppure Lei, ma riuscivamo a girare appena il capo per incontrarci con lo sguardo e potevamo allungare le braccia quel tanto che ci permetteva di prenderci per mano,
intrecciando fortemente le nostre dita. Ci guardavamo e ci stringevamo le mani.

Più tardi, molto più tardi, nel dormiveglia mi sembrò di cogliere come un sibilo, poi sentii le voci di persone che avrebbero voluto parlare a voce alta, ma si limitavano a sussurrare con toni concitati. Istintivamente allungai la mano verso di Lei e gliela strinsi. Lei non riscambiò la stretta; allora girai lo sguardo verso di Lei, ma non riuscii a vedere il suo volto. Era ricoperto da un lenzuolo bianco. Strinsi ancora la sua mano, ma senza ricevere quella risposta che fino a quel momento mi aveva dato una grande forza interiore.

Qualcuno si avvicinò a me e cominciò a modificare la posizione di alcuni tubi, senza fretta e con una sorta di metodica tranquillità. Allora strinsi forte gli occhi; strinsi forte le mascelle; strinsi forte i pugni; strinsi forte il petto; strinsi forte i miei pensieri. Finché sentii di nuovo quel sibilo e poi quelle voci concitate; ma quasi subito tutto divenne buio. Ora Io e Lei ci guardiamo negli occhi, anche se non abbiamo occhi; ci stringiamo le mani, anche se non abbiamo mani; ci sorridiamo, anche se non abbiamo volto. E continuiamo ad amarci, perché abbiamo in comune il pensiero, l’afflato, l’intesa. Perché siamo e saremo sempre Io e Lei, insieme.

 

 

Un incidente d’auto che stronca d’improvviso un profondo rapporto d’amore. Loro provano a ritrovarsi, a cercarsi, ma il destino sembra volerli allontanare. Eppure l’Essere Umano sa sottrarsi alla sorte, o sa piegarla ai suoi voleri e alle sue speranze. Forse allora non contano i sensi, non conta il destino del corpo. Forse allora contano lo Spirito, il Pensiero, che vanno oltre i limiti della materia e ci restituiscono ad un’altra vita dove valgono piuttosto l’Amore e l’Unione…

303 parole
Dicembre 2023

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sette vite spezzate in un lampo di fuoco e polvere.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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