400 Parole: Il Verdetto
martelletto
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Il giudice annuì con un sorrisetto appena abbozzato: - E’ nel vostro diritto; ma la legge, finalmente, parla chiaro: del comportamento criminale dei minorenni rispondono giuridicamente anche i loro educatori, nella fattispecie i loro genitori-

Negli anni passati un autore viterbese che si cela sotto lo pseudonimo di Johann Beistler pubblicava periodicamente sul quotidiano online La Città (diretto da Mauro Galeotti) alcuni suoi brevi scritti. Il contenuto era tra fantascienza e fantasy, con un occhio spesso ironico sull’oggi, e ogni raccontino non doveva superare le 400 parole.

Raggiunta quota 40 raccontini, terminata nel frattempo l’esperienza de La Città, Johann Beistler pubblicò quelli editi (40) con il titolo di “Fantasy max 400 parole”, per i tipi de La Bussola, nel 2022. I vecchi raccontini di Beistler hanno una data che spazia dal 1963 al 2021. Oggi Beistler ha disponibili una trentina di nuovi raccontini, scritti tra il 2022 e il 2025, e ha contattato La Fune – Il Giornale dei Viterbesi (quindi anche il suo) per pubblicarli periodicamente.

Anche questa settimana la pubblicazione dei racconti di Johan Beistler per i lettori de La Fune.


400 PAROLE – Il giudice si alzò con il foglio in mano, aggiustandosi la toga sulle spalle. Si guardò intorno, poi esordì recitando le solite frasi introduttive di rito e, rivolgendosi agli imputati, annunciò le pene.

Per l’omicidio di un coetaneo mediante due colpi di pistola, aggravato da futili motivi, il ragazzo minorenne fu condannato a quindici anni di carcere, pena ridotta in considerazione della sua giovane età. Quindi si rivolse ai genitori dell’omicida e annunciò la loro condanna: diciotto anni al padre, per non aver vigilato sulla vita del ragazzo e aver addirittura favorito l’uso della pistola, e dodici anni alla madre, consenziente. Tra il pubblico vi furono lunghi mormorii e ci scapparono anche un paio di applausi; i giornalisti cominciarono ad agitarsi.

-Ma noi che c’entriamo?- provò a protestare il padre.

Il giudice si assestò gli occhiali sul naso e lo fissò a lungo, prima di rispondere: -Se il ragazzo ha ucciso, è soprattutto colpa vostra; siete voi, come genitori, i principali educatori; e lei, in particolare, le ha insegnato ad usare delle armi per uccidere -.

-Per difendersi in questa giungla di ladri – protestò il padre.

-Non mi pare che suo figlio si sia dovuto difendere da una minaccia; ha esploso due colpi solo perché era stato inavvertitamente urtato dalla vittima, che gli ha pure chiesto scusa- rispose con un sospiro quasi irritato il giudice.

-Presenteremo immediato ricorso- annunciò l’avvocato difensore dei condannati, agitando l’indice con fare minaccioso.

Il giudice annuì con un sorrisetto appena abbozzato: – E’ nel vostro diritto; ma la legge, finalmente, parla chiaro: del comportamento criminale dei minorenni rispondono giuridicamente anche i loro educatori, nella fattispecie i loro genitori-

Poi si allontanò scuotendo la testa; si era fatto coinvolgere in una discussione irrituale. Ma del resto era la prima volta che si applicava la nuova legge sulla corresponsabilità penale dei genitori di un omicida minorenne.

Tra il pubblico, Don Salvatore dette di gomito al figlio che gli sedeva accanto; erano amici dei condannati e avevano ascoltato sconcertati il verdetto.

-Stasera mi restituisci la pistola che ti ho regalato; e da domani, vai in parrocchia a fare volontariato –

Chissà se accadrà mai davvero. Chissà se sarà giusto che paghino i genitori per gli sbagli dei figli. Ma se questi sono minorenni, e sono affidati alle loro cure… Chissà…

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«Caro Maurizio, ti posso dire una cosa? Chi studia la storia studia il presente».
Da una storia vera. Vedete voi se ascriverla ai viaggi nel tempo, alla trasposizione multidimensionale, al metaverso o chissà cos’altro. Non sottovaluterei l’intuito di Teresina…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
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Serve un leader con coraggio, abilità politica e un progetto.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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