

Negli anni passati un autore viterbese che si cela sotto lo pseudonimo di Johann Beistler pubblicava periodicamente sul quotidiano online La Città (diretto da Mauro Galeotti) alcuni suoi brevi scritti. Il contenuto era tra fantascienza e fantasy, con un occhio spesso ironico sull’oggi, e ogni raccontino non doveva superare le 400 parole.
Raggiunta quota 40 raccontini, terminata nel frattempo l’esperienza de La Città, Johann Beistler pubblicò quelli editi (40) con il titolo di “Fantasy max 400 parole”, per i tipi de La Bussola, nel 2022. I vecchi raccontini di Beistler hanno una data che spazia dal 1963 al 2021. Oggi Beistler ha disponibili una trentina di nuovi raccontini, scritti tra il 2022 e il 2025, e ha contattato La Fune – Il Giornale dei Viterbesi (quindi anche il suo) per pubblicarli periodicamente.
Anche questa settimana la pubblicazione dei racconti di Johan Beistler per i lettori de La Fune.
400 PAROLE – Il bambino, Lukki, pigia con le dita minuscole i tasti del cellulare e sfiora lo schermo per ingrandire le immagini o per passare ad un’altra schermata. E’ un lavorio incessante, quasi febbrile. I suoi ditini volano sulla tastiera e lo sguardo è attentissimo a quel che si sussegue sullo schermo.
Solo per un attimo interrompe il suo impegno, per sistemarsi meglio nella culla al fine di muovere più comodamente il braccino, rimasto per un momento incastrato tra i piccoli cuscini celesti che lo circondano.
-Fa sempre così? – chiede la pediatra osservando il continuo lavoro di Lukki al cellulare.
La madre fa un cenno di assenso con il capo, ha uno sguardo preoccupato e sembra sull’orlo di una crisi di nervi, ma cerca di rispondere con lucidità:
-Da quasi un mese. Speravo che interrompesse, che rientrasse nella sua normalità… ma non smette mai, se non per prendere il latte e dormire due o tre ore –
-Lo allatta lei? – chiede la pediatra continuando ad osservare le immagini che si succedono sullo schermo del cellulare di Lukki.
-Sì, e mangia di appetito… ma poi si getta di nuovo sul suo cellulare… –
La pediatra tira un lungo sospiro, poi aguzzando la vista verso il cellulare di Lukki, osserva a mezza bocca:
-Credo che stia chattando con qualcuno a proposito del diagramma di Feynman… sa, quello che si occupava di meccanica quantistica… credo che non sia d’accordo sul modo con cui Feynman trattava di nanotecnologie… –
– Non so nulla di questo Feynman… ma è grave?-
La pediatra si stringe nelle spalle: – Ho visto di peggio; una bambina di otto mesi aveva dimostrato matematicamente l’esistenza di Dio utilizzando un tablet di seconda mano… –
-E allora, che facciamo?- chiede la madre, con la voce rotta da un crescente senso di allarme e di impotenza.
– Temo che dovremo intervenire chirurgicamente…-
-Chirurgicamente? –
La pediatra allarga le braccia:
-Quando a questi bambini si forma nel cervello questa centralina a ioni… c’è poco da rimediare: o gliela togli, o continuano a fare i genietti incompresi per tutta la vita…_
-Per tutta la vita? – chiede la madre allarmata.
– Beh, sì… non è che inventano necessariamente cose nuove; è che si attaccano al cellulare e parlano di tutto, usando tutti i social… così tanto per stare continuamente alla tastiera, per esibirsi… –
Un minuto di silenzio.
– Tagli tutto, dottoressa… –
La commistione tra uomo e macchina è un tema caro alla fantascienza, di cyborg se ne parla da tempo; ma se arriviamo ad uno stato di potenziale continuità tra corpo umano, infosfera e tecnologia digitale, le sorprese potrebbero non mancare; specie se il meccanismo comincia a svilupparsi da sé, senza il nostro intervento…
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Giugno 2022



















