San Pellegrino, Viterbo 2020 (ri)propone il “patto per la notte”

San Pellegrino, Viterbo 2020 (ri)propone il “patto per la notte”

Viterbo 2020 propone un piano d'azione per regolamentare la movida del centro storico e un dialogo tra residenti e locali

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Ancora alla ribalta delle cronache i problemi di San Pellegrino, dopo la denuncia de LaFune sul pugo duro del Comune contro i locali del centro storico. Un dibattito che dai cittadini, si è poi spostato al palazzo della politica, con la presa di posizione di Filippo Rossi, contro le pesanti sanzioni ai locali, e la replica della collega di maggioranza Sonia Perà, che dal canto suo dice di aver solamente applicato le regole. Ora nel dibattito interviene anche Marco Metelli di Viterbo 2020, che rilancia una proposta fatta dal gruppo nel 2013.

“Viterbo 2020 già nell’estate 2013 aveva lanciato la campagna “Patti Chiari, Movida Sicura”, portando all’attenzione del consiglio una mozione con tanto di regolamento partecipativo allegato. Il consiglio comunale aveva deliberato a maggioranza l’ordine del giorno ma, come spesso capita quando si parla dei problemi dei cittadini, tutto è finito nel dimenticatoio. Ora lo riproponiamo, sollecitando una presa di posizione dell’assessore al commercio Perà”.

“La proposta – dice Metelli – prevede l’avvio di un dialogo con i cittadini coinvolti (residenti, operatori commerciali, fruitori) proponendo loro un patto da sottoscrivere, che noi abbiamo chiamato “Patto per la notte”: siamo convinti infatti che la Politica con la “P” maiuscola, piuttosto che dividere prendendo la parte di uno o dell’altro, debba trovare una sintesi. Basta con i giochi da prima repubblica, mettendo i cittadini l’uno contro l’altro, senza mai decidere e facendo stagnare i problemi”.

“Il nostro regolamento impegna il comune, tra gli altri, a svolgere servizi di controllo delle soste irregolari, a tutela dei residenti e dell’ordinata circolazione stradale, garantire la realizzazione di un servizio di pulizia aggiuntiva dopo l’orario di chiusura su segnalazione di esercenti e residenti ed assicurare l’installazione di toilette aggiuntive nelle aree caratterizzate da maggior utenza in transito per la concentrazione di locali a partire dalle ore 20.00”.

“Agli esercenti si chiede invece, al fine di contenere il consumo di alcolici e prevenire episodi lesivi dell’integrità fisica della popolazione, di praticare prezzi che non si discostino dalle medie applicate nella zona interessata ed, in generale, nel centro cittadino, evitando ‘offerte speciali’ a prezzi troppo contenuti, e la pubblicizzazione delle stesse, con qualunque modalità e con finalità di attrazione presso il locale. Introdurre inoltre, la prassi del ‘bicchiere di plastica con cauzione’ per la somministrazione e il consumo all’esterno del locale, così da contribuire alla salvaguardia dell’ambiente e alla pulizia dei marciapiedi e delle strade. Il tutto prevede, inoltre, la disponibilità di pre-test per la rilevazione del tasso alcolemico e contenitori extra per i rifiuti”.

“A completamento del piano d’azione, – dicono da Viterbo 2020 – a partire delle ore 22, gli esercizi (anche in forma associata) si dotino di ‘Addetti alla Clientela’, identificabili mediante una pettorina fornita dal comune di Viterbo, con il compito di curare il rispetto della normativa nazionale e locale di settore, in particolare in relazione alla ‘vendita per asporto’, invitando la clientela ad allontanarsi laddove e non appena si producano assembramenti tali da poter determinare fenomeni di disturbo della quiete correlati al vociare degli stessi, ovvero l’impedimento della libera circolazione pedonale e veicolare”.

“Viterbo 2020 mette a disposizione dell’amministrazione una proposta concreta da cui partire per iniziare una discussione: Assessore Perà, attiviamoci e, insieme a residenti, operatori commerciali e fruitori, inauguriamo un Patto per la Movida Sicura”.

A nostro parere l’unica falla nel “Patto per Notte” proposto da Viterbo 2020 è che a pagare, come al solito, sarebbero solo gli esercenti: costretti a limitare le offerte che attirano gli avventori, a dover far pagare una cauzione per i bicchieri di plastica ai clienti e a dover ‘monitorare’ a proprie spese il comportamento degli altri anche al di fuori dei locali, con il rischio di allontanare ancora di più le persone dai loro locali. Spese insostenibili per chi ha deciso di investire i risparmi su un’attività, che viene già notevolmente tassata. È assurdo, secondo noi, scaricare tutte le responsabilità sui proprietari dei locali.

Decarta racconta la Tuscia