Vitorchiano chiude le sue chiese nel borgo storico, problemi di sicurezza. Serve un milione di euro per sistemare i tetti
Foto chiesa Vitorchiano
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VITORCHIANO - Nell'immediato e per un periodo non breve si pone anche il problema del culto. Tanto per le messe domenicali che per i sacramenti: battesimi, comunioni, cresime, matrimoni, funerali. 

VITORCHIANO – Chiuse le chiese del centro storico del paese per “le condizioni pericolosamente deteriorate delle capacità portanti delle capriate dei tetti”. 

A disporre “la serrata” sono due ordinanze a firma del sindaco Ruggero Grassotti. Chiuse Sant’Amanzio e Santa Maria Assunta in Cielo. 

“A fine 2023, con il sostegno economico del Ministero dell’Interno, era stato affidato a professionisti del settore l’incarico di eseguire le necessarie verifiche strumentali e le indagini strumentali per redigere la progettazione esecutiva per la messa in sicurezza dei tetti e dei pavimenti delle due chiese. Dopo molti decenni dall’ultimo intervento strutturale, le indagini svolte adesso hanno purtroppo evidenziato uno stato estremamente critico delle travi non più in grado di sorreggere, in totale sicurezza, il peso delle coperture, essendosi ridotta la loro capacità strutturale appena al 30%”. Questo quanto comunica il Comune.

“Una situazione estremamente critica – continua il Comune – che richiede una decisione immediata per evitare ulteriori rischi e che consenta di lavorare immediatamente a reperire le ingenti somme per il rifacimento di tetti e pavimenti. In tal senso saranno avviati subito rapporti con Regione Lazio e Ministero della Cultura”. 

E’ stato stimato che sarà necessario un milione di euro. 

Nell’immediato e per un periodo non breve si pone anche il problema del culto. Tanto per le messe domenicali che per i sacramenti: battesimi, comunioni, cresime, matrimoni, funerali. 

 

 

 

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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