Al Comune non piace la vita notturna: punito il Due Righe Book Bar, chiuso per 10 giorni
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Chiudere un locale, tra l'altro gestito da giovani, e reprimere la voglia di socializzazione di altri giovani intorno a degli altoparlanti che mandano musica, non servirà a nulla se non a scoraggiare l'apertura di altri locali e la valorizzazione del centro storico, che sta morendo e sicuramente non per colpa della vita notturna.

Dieci giorni in punizione per la musica troppo alta: al Due Righe Book Bar, noto locale del centrostorico viterbese e centro della vita notturna di molti giovani, sono state tirate giù le serrande. Una punizione arrivata per decisione del comune di Viterbo che ha deciso che era ora di finirla. “Punizione! Il Comune di Viterbo – scrivono i titolari – ha deciso che siamo bambini cattivi, discoli, indisciplinati, ribelli e recidivi. Troppa musica, troppo divertimento, troppa allegria, troppo casino!”.

A prescindere da quella che possa essere la gravità dell’infrazione del locale situato in via Macel Maggiore (vicino piazza San Carluccio) la decisione fa discutere e rende sempre più necessario un confronto tra le istituzioni e gli esercenti sul futuro del centro storico. Un fatto che dovrebbe obbligare gli amministratori della città a confrontarsi con un mondo, quello di una marea di giovani che escono anche dopo cena, a loro sconosciuto. Perché anche questo mondo, è parte della comunità che sono delegati a governare e non a reprimere. Un mondo che si è stretto intorno al Due Righe Book Bar al quale è arrivata una lunga serie di messaggi di solidarietà.

Chiudere un locale, tra l’altro gestito da giovani, e reprimere la voglia di socializzazione di altri giovani intorno a degli altoparlanti che mandano musica, non servirà a nulla se non a scoraggiare l’apertura di altre attività. E anziché valorizzare il centro storico, che sta morendo sicuramente non per colpa della vita notturna, lo depotenzia.

Da quel che risulta, tra l’altro, il Due Righe Book Bar non è l’unico locale (leggi) colpito dal pugno duro delle istituzioni e questo rende ancor più necessaria una seria riflessione.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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