Apre La Serpara: “Portami dei fiori anche se non sono morto”

Apre La Serpara: “Portami dei fiori anche se non sono morto”

Sabato e domenica l'appuntamento con l'apertura del Giardino La Serpara con l'inaugurazione della mostra di fine residenza di Tothi Folisi a La Serpara, presentata lo scorso fine settimana al Biancovolta, a Civitella d’Agliano (strada Teverina km 26).

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“Portami dei fiori anche se non sono morto”. Sabato e domenica l’appuntamento con l’apertura del Giardino La Serpara con l’inaugurazione della mostra di fine residenza di Tothi Folisi a La Serpara, presentata lo scorso fine settimana al Biancovolta, a Civitella d’Agliano (strada Teverina km 26).

Tothi Folisi, invitato da Cantieri d’Arte, focalizza il suo progetto sulla dimensione contemplativa di relazione con il paesaggio. L’artista, proseguendo sulla ricerca già iniziata con la recente residenza in Corea del sud, incentra la sua attenzione sulla figura del poeta coreano Ko Un.

“La mia poesia – scrive Ko Un – non è costretta in uno spazio né delimitata in un tempo. La ritrovo ovunque: sui monti sotto forma di neve, o nel mare quando diventa onda. Di sera la mia poesia è una stella. E quando entra nella storia si trasforma in evento. Nell’oscurità essa prende il posto del sole. È la mia piccola sorgente di luce.”

“I suoi versi – scrive Cantieri d’Arte – sembrano ali spezzate di uccelli, voci di montagne, sussurri dalla profondità dei boschi. Hanno il nitore e l’asprezza della natura; la bizzarria e l’ironia dell’umano. A volte sono enigmi, altre – come notò Allen Ginsberg che lo conobbe – scoppi mentali.

La ricerca dell’artista si fonda sul disegno come pratica di analisi della realtà e, attraverso il tema della ripetizione, crea una dimensione simbolica che allude alla ritualità del mondo religioso contadino e al suo rapporto con la natura. L’esigenza dell’artista, infatti, è quella di dover portare tutto ad un livello di comunicazione meno preda della tecnica, ma lirica, che abbia come fondamento essenziale la contemplazione, intesa come fattore fortemente dinamico, base di una ricerca spirituale in divenire, ma che non si fermi solo ed esclusivamente ad esigenze individuali, ma che attraverso lo sguardo riesca a ridefinire spazi e luoghi riuscendone a trasformare l’identità. In questo, il suo modello di riferimento è Masanobu Fukuoka botanico e filosofo giapponese, pioniere dell’agricoltura naturale o del non fare, autore di La rivoluzione del filo di paglia e The Natural Way of Farming.

La residenza presso il giardino di piante e sculture di Paul Wiedmer, si fonda quindi sulla necessità di aderire al paesaggio attraverso una lettura poetica che, come direbbe Zanzotto, determina una “fenomenologia interiore”, un percorso di recupero delle immagini arcaiche dei luoghi, un regresso epifanico che diventa occasione di meditazione interiore. La contemplazione, dunque, come una chiave di immersione nel paesaggio, che presuppone una dimensione quasi ascetica dell’ascolto e della visione”.