Zadro-notizia: "Viterbo non t'amo più"
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La Zadro-notizia di oggi ci colpisce particolarmente, soprattutto per il titolo che il nostro fotografo ha voluto dargli: 'Viterbo non t'amo più'.
‘Viterbo non t’amo più’

La Nikon più veloce della Tuscia, Alberto Zadro, continua a girare il centro storico di Viterbo per conto de La Fune. Oggi ci ha inviato tutta una serie di scatti tra cui quello che vi mostriamo. Tutto sotto un’etichetta significativa: ‘Viterbo non t’amo più’. 

Potete vedere un lavatoio antico in pieno centro. Ci troviamo praticamente sotto il ponte del duomo. Quello che vediamo è agghiacciante. Un sacchetto dei rifiuti, gettato da qualche incivile ma non rimosso dagli addetti ai lavori. Da notare anche il muschio che cresce rigoglioso. Quei pochi turisti che vengono in città tendono ad affacciarsi su questo angolo di città, non è un bel vedere.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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