YesWeekend#22 > La Tuscia in 5 castelli
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Fa ancora freddo ma, almeno nel calendario, l'arrivo della primavera è vicino e, con esso, la naturale propensione alla riscoperta dei luoghi più interessanti della Tuscia.

Fa ancora freddo ma, almeno nel calendario, l’arrivo della primavera è vicino e, con esso, la naturale propensione alla riscoperta dei luoghi più interessanti della Tuscia. Voglio prendere spunto da un evento – Castello Incantato, a Vignanello domenica 15 marzo, i particolari su www.movemagazine.it – per selezionare alcuni castelli della provincia di Viterbo meritevoli di una visita. Attenzione: il territorio è decisamente affollato di rocche e fortezze, tra cui ho preferito segnalare quelle in cui il turista può accedere con facilità senza incappare nella sgradevole sorpresa di trovare chiuso (cosa che, purtroppo, dalle nostre parti a volte succede…).

 

il giardino del Castello Ruspoli di Vignanello

 

Castello Ruspoli, Vignanello: è la location dell’evento di cui sopra. Costruito nel ‘500 sul luogo di un castello più antico, ha uno straordinario giardino all’italiana. Vi hanno girato il film tv sulla monaca di Monza. I proprietari lo aprono tutte le domeniche da aprile a ottobre, dalle 10 alle 18, ma si possono prenotare visite private telefonando allo 0761.755338 (info: www.castelloruspoli.com).

Castello Monaldeschi, Bolsena: la fortezza trecentesca domina il paese e il lago. È visitabile, in quanto ospita il Museo Territoriale del Lago di Bolsena e l’Acquario. Nel primo c’è una serie di testimonianze archeologiche, tra cui il Trono delle Pantere. Il secondo documenta l’habitat lacustre e fluviale. Da non perdere il panorama dai camminamenti (info: www.simulabo.itwww.acquariobolsena.it).

Rocca dei Papi, Montefiascone: possiamo definirla la “vedetta della Tuscia”, tanto è ampio il territorio che da lassù si può raggiungere con lo sguardo. Ospita il Museo dell’Architettura di Antonio da Sangallo il Giovane, aperto dal martedì alla domenica (info: www.simulabo.it).

 

il Forte Sangallo di Civita Castellana

 

Castello di Torre Alfina, Acquapendente: praticamente ricostruito dopo il 1880, grazie alla Boscolo è stato riaperto al pubblico: si può visitare ogni domenica; il sabato su prenotazione per gruppi. Sempre meglio, però, fare una telefonata, soprattutto nei prossimi mesi: il castello potrebbe essere occupato da matrimoni o da eventi privati (info: www.castellotorrealfina.com).

Castello Orsini, Soriano nel Cimino: imponente rocca medioevale con merli, torri, vedette e tutto quanto fa castello. Unica controindicazione: a lungo è stato un carcere e gran parte degli ambienti interni è rimasta com’era, in attesa di un progetto di recupero. Ma sia l’edificio sia il panorama dalla sommità meritano la visita. Quando? Sabato e Domenica (info: http://ilcamaleonte-coopsociale.blogspot.it).

“Bonus Castle”: Forte Sangallo, Civita Castellana: a pianta pentagonale e con un mastio ottagonale, l’edificio del ‘500 – realizzato dai due Sangallo, il Vecchio e il Giovane – ospita da quasi quarant’anni il Museo Archeologico dell’Agro Falisco. Perché bonus? Perché dal 14 marzo fino al 30 giugno potete visitare la mostra “I tempi del rito” dedicata agli scavi archeologici della vicina località di Narce (info: leggi qui).

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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