YesWeekend#21 > La Tuscia è donna
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Per quanto, rimanga chiaro, non sia sufficiente ricordare persone o valori importanti una sola volta all'anno ma andrebbe fatto sempre, che si tratti dell'amore, della Liberazione o appunto della donna, o meglio dell'uguaglianza tra uomo e donna.

8 marzo, Giornata Internazionale della Donna. Ci abbiamo fatto anche la copertina speciale dell’ultimo numero di Move Magazine (guardala qui). Perché credo sia una festa che merita. Per quanto, rimanga chiaro, non sia sufficiente ricordare persone o valori importanti una sola volta all’anno ma andrebbe fatto sempre, che si tratti dell’amore, della Liberazione o appunto della donna, o meglio dell’uguaglianza tra uomo e donna.

Personalmente – e ci mancherebbe altro! – sono a favore della parità totale tra i due sessi nei diritti civili, nella società, nella politica, nell’economia, nello sport e in qualsiasi campo della vita umana. È ormai assurdo soltanto pensare di discriminare una persona per il suo genere. Credo che i risultati delle grandi e lunghe battaglie degli anni ’60 e ’70 (che in certi casi non sono ancora terminate) abbiano prodotto progressi decisivi. Detto questo, non mi trovo d’accordo solo con il meccanismo delle “quote rosa”, perché uguaglianza significa che nessuno debba avere comunque un posto garantito qua o là e che bisogna arrivarci in modo naturale e meritocratico, non attraverso imposizioni dall’alto. Ma questa è solo la mia opinione.

 

 

E veniamo a noi. Nella storia della Tuscia, le donne importanti non sono mancate. Dall’etrusca Velcha, la bellissima fanciulla dipinta nelle tombe di Tarquinia, alla tragica fine sull’isola Martana della principessa ostrogota Amalasunta, i secoli passati sono stati contrassegnati da figure femminili di primo piano, come la potentissima Donna Olimpia Pamphili oppure Lina Cavalieri, la “donna più bella del mondo”, o umili popolane come Santa Rosa da Viterbo, che ogni 3 settembre guarda la città dall’alto della sua Macchina, oppure la bagnaiola Pucciarella che respinse l’assalto dei Lanzichenecchi (una figura riscoperta in un recente evento rievocativo).

A Viterbo le donne sono state importantissime anche nello sport: il 13 marzo ricorre il trentesimo anniversario della storica finale europea di basket femminile che nel 1985 la Sisv Viterbo di Linnell Jones, nell’allora nuovissimo palasport di via Monti Cimini stracolmo di tifosi, perse con onore al cospetto del Cska Mosca. È stato forse il momento più alto dello sport viterbese.

Su www.movemagazine.it potete trovare nel dettaglio tutti gli appuntamenti che nei prossimi giorni saranno dedicati alla festa dell’8 marzo e all’universo femminile.

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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