
Da un po’, qualsiasi evento culturale di un certo rilievo organizzato a Viterbo passa sotto la lente d’ingrandimento di giornalisti, politici e addetti ai lavori. In particolare quegli eventi che comportano, almeno nelle intenzioni, un richiamo turistico. Come le mostre di Natale, ad esempio, ma non solo. Una simile attenzione, tuttavia, è pienamente comprensibile e giustificabile.
Da troppo tempo, infatti, Viterbo si fregia dello slogan “città d’arte e di cultura” per non pretendere risultati o progressi concreti. Sono almeno vent’anni. Ero ragazzino, autunno 1996, e ricordo già allora polemiche a non finire per la mostra del grande pittore Balthus. Forse esagerate: all’epoca, Viterbo aveva appena iniziato ad aprirsi verso un possibile futuro turistico-culturale. Ma dopo vent’anni è giusto pretendere di più. Avercela, oggi, una mostra di Balthus!
Le tre principali esposizioni organizzate per le festività natalizie sono ancora aperte e lo resteranno tutto gennaio 2015: “Sacro e Profano”, itinerante; “Immagini della Vergine” a Palazzo dei Papi; “Frammenti e anima”, l’omaggio a Romano Liviabella all’ex tribunale. I dettagli li trovate su www.movemagazine.it.
Le ho visitate. Si tratta di tre buone mostre, senza dubbio. “Sacro e Profano” ha ottenuto riscontri sulla stampa nazionale. Il percorso è ben curato, il materiale illustrativo è discreto, si vede che ci sono dietro mani esperte. Forse servivano orari uniformi tra le sei location, ma la qualità complessiva c’è. Anche le altre due esposizioni, “Immagini della Vergine” e “Frammenti e anima”, sono positive ma non certo di forte richiamo: la prima sfrutta il flusso del Colle del Duomo, la seconda è un omaggio a un pur bravo artista locale.
Allora, potreste chiedermi: dov’è il problema? Il problema è che sono “buone mostre” ma non “grandi mostre”, in grado di far arrivare davvero tanti turisti e di caratterizzare l’offerta di un intero periodo, a parte il nuovo prestigio che stanno riscuotendo i dipinti di Sebastiano del Piombo (e che comunque Viterbo già aveva da prima).
Sono anni che qui non si vede una mostra di uno o più artisti di respiro internazionale, di quelli famosi, come lo furono allora Balthus e altri che seguirono. Una mostra di quelle per cui puoi davvero “bloccare” una città e organizzare tutto in funzione di essa, dai percorsi guidati ai pacchetti turistici, dalla promozione agli eventi collaterali. E che non sono solo prerogativa delle grandi città d’arte, se negli ultimi anni persino la defilata Brescia ha ospitato le opere immortali di Monet, Van Gogh e Gauguin.


















