YesWeekend#14 > Viterbo val bene una mostra?
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Il problema è che sono “buone mostre” ma non “grandi mostre”. Da troppo tempo Viterbo si fregia dello slogan “città d'arte e di cultura” per non pretendere risultati o progressi concreti.

 

Da un po’, qualsiasi evento culturale di un certo rilievo organizzato a Viterbo passa sotto la lente d’ingrandimento di giornalisti, politici e addetti ai lavori. In particolare quegli eventi che comportano, almeno nelle intenzioni, un richiamo turistico. Come le mostre di Natale, ad esempio, ma non solo. Una simile attenzione, tuttavia, è pienamente comprensibile e giustificabile.

Da troppo tempo, infatti, Viterbo si fregia dello slogan “città d’arte e di cultura” per non pretendere risultati o progressi concreti. Sono almeno vent’anni. Ero ragazzino, autunno 1996, e ricordo già allora polemiche a non finire per la mostra del grande pittore Balthus. Forse esagerate: all’epoca, Viterbo aveva appena iniziato ad aprirsi verso un possibile futuro turistico-culturale. Ma dopo vent’anni è giusto pretendere di più. Avercela, oggi, una mostra di Balthus!

Le tre principali esposizioni organizzate per le festività natalizie sono ancora aperte e lo resteranno tutto gennaio 2015: “Sacro e Profano”, itinerante; “Immagini della Vergine” a Palazzo dei Papi; “Frammenti e anima”, l’omaggio a Romano Liviabella all’ex tribunale. I dettagli li trovate su www.movemagazine.it.

 

 

Le ho visitate. Si tratta di tre buone mostre, senza dubbio. “Sacro e Profano” ha ottenuto riscontri sulla stampa nazionale. Il percorso è ben curato, il materiale illustrativo è discreto, si vede che ci sono dietro mani esperte. Forse servivano orari uniformi tra le sei location, ma la qualità complessiva c’è. Anche le altre due esposizioni, “Immagini della Vergine” e “Frammenti e anima”, sono positive ma non certo di forte richiamo: la prima sfrutta il flusso del Colle del Duomo, la seconda è un omaggio a un pur bravo artista locale.

Allora, potreste chiedermi: dov’è il problema? Il problema è che sono “buone mostre” ma non “grandi mostre”, in grado di far arrivare davvero tanti turisti e di caratterizzare l’offerta di un intero periodo, a parte il nuovo prestigio che stanno riscuotendo i dipinti di Sebastiano del Piombo (e che comunque Viterbo già aveva da prima).

Sono anni che qui non si vede una mostra di uno o più artisti di respiro internazionale, di quelli famosi, come lo furono allora Balthus e altri che seguirono. Una mostra di quelle per cui puoi davvero “bloccare” una città e organizzare tutto in funzione di essa, dai percorsi guidati ai pacchetti turistici, dalla promozione agli eventi collaterali. E che non sono solo prerogativa delle grandi città d’arte, se negli ultimi anni persino la defilata Brescia ha ospitato le opere immortali di Monet, Van Gogh e Gauguin.

 

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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